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05/01/2023 - Notizie Fiscali

Credito d'Imposta investimenti pubblicitari 2022: dichiarazioni sostitutive da inviare entro il 9 febbrario 2023

Il Dipartimento per l’informazione e l’editoria ha comunicato che i termini per la presentazione della dichiarazione sostitutiva relativa agli investimenti pubblicitari realizzati nell'anno 2022 sono stati differiti al periodo decorrente dal 9 gennaio 2023 fino al 9 febbraio 2023 (anziché dal Primo al 31 gennaio 2023). I soggetti che hanno presentato la "comunicazione per l’accesso" al bonus pubblicità per l'anno 2022, per confermare la "prenotazione" debbono, quindi, inoltrare la "dichiarazione sostitutiva" entro i suddetti termini. Al riguardo si evidenzia che con il Comunicato del 4 maggio 2022 era stato pubblicato l'elenco dei soggetti richiedenti il credito di imposta sugli investimenti pubblicitari di cui all'articolo 57-bis del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50, trasmesso dall’Agenzia delle entrate al Dipartimento. Il suddetto elenco comprende tutti i soggetti che hanno validamente presentato la comunicazione telematica per l’accesso al credito di imposta per l’anno 2022 e l'importo teoricamente fruibile da ciascuno di essi, con l’indicazione della percentuale provvisoria di riparto. I soggetti ricompresi in detto elenco, al fine di confermare la prenotazione effettuata con la “comunicazione per l’accesso” per l’anno 2022, dovranno necessariamente inviare, entro il 9 febbraio 2023, la “dichiarazione sostitutiva” relativa agli investimenti effettuati, con la stessa modalità, ovverosia tramite i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate, utilizzando il modello di comunicazione/dichiarazione predisposto dal Dipartimento per l’Informazione e l’editoria con le relative istruzioni per la compilazione. Si precisa, come riportato nelle “istruzioni per la compilazione”, che la “dichiarazione sostitutiva” inviata telematicamente è intesa ad attestare l’effettiva realizzazione, in tutto o in parte, dell’investimento previsto in fase di prenotazione delle risorse e indicato nella precedente “Comunicazione per l’accesso al credito d’imposta”. Solo in esito alla presentazione delle “dichiarazioni sostitutive”, sarà formato l’elenco definitivo dei soggetti ammessi all’agevolazione. In aggiunta alla dichiarazione sostitutiva in parola, l’articolo 4, comma 2, del DPCM 16 maggio 2018 n. 90, prevede che l’effettuazione delle spese deve risultare anche da un'apposita attestazione rilasciata dai soggetti di cui all’articolo 35, commi 1, lettera a) e 3, del Decreto Legislativo 241 del 1997, legittimati a rilasciare il visto di conformità dei dati esposti nelle dichiarazioni fiscali, ovvero dai soggetti che esercitano la revisione legale dei conti ai sensi dell’articolo 2409-bis del codice civile. L’attestazione in questione, a differenza della dichiarazione sostitutiva, non deve essere trasmessa, ma conservata per una futura esibizione alle autorità competenti in caso di eventuali controlli. LINK UTILI - Modello di comunicazione/dichiarazione e istruzioni per la compilazione (aggiornato al 21.12.2022) - FAQ - Scheda sul sito dell'Agenzia delle Entrate

02/01/2023 - Notizie Fiscali

Nuovi limiti di utilizzo del contante dal Primo gennaio 2023

Con decorrenza dal Primo gennaio 2023, come previsto dall’articolo 1, comma 384, della Legge n. 197 del 29.12.2022 (Legge di Bilancio 2023), entra in vigore la nuova più elevata soglia di limitazione dell’utilizzo del denaro contante, per cui saranno vietati i pagamenti in denaro contante e i trasferimenti di titoli al portatore per un ammontare complessivamente pari o superiore ad euro 5.000. L’utilizzo del contante dal 1° gennaio 2023 viene pertanto consentito fino ad importi di euro 4.999,99, con un incremento di 3.000 euro rispetto al precedente limite fissato nella misura di euro 1.999,99 per l’anno 2022. I trasferimenti vietati La limitazione all’utilizzo del contante e dei titoli al portatore trova fondamento nella lotta al riciclaggio di proventi da attività illecite. Tale limitazione è finalizzata a garantire la tracciabilità delle operazioni al di sopra di una certa soglia attraverso la canalizzazione di tali flussi finanziari presso Banche, Poste S.p.A., Istituti di pagamento ed Istituti di moneta elettronica. Il divieto, pertanto, sussiste indipendentemente dalla natura lecita o illecita dell’operazione alla quale il trasferimento si riferisce. Si tratta, infatti, di un illecito “oggettivo”, in cui non rilevano - per la sussistenza della violazione - le ragioni che hanno determinato il trasferimento dei valori. Significato del termine “complessivamente” La FAQ n. 7 del MEF afferma che l’avverbio “complessivamente” deve essere riferito al valore da trasferire. Pertanto, il divieto in parola riguarda il trasferimento in unica soluzione di valori costituiti da denaro contante e titoli al portatore di importo pari o superiore a 5.000 euro (a decorrere dal 01.01.2023), a prescindere dal fatto che il trasferimento sia effettuato mediante il ricorso ad uno solo di tali mezzi di pagamento, ovvero quando il suddetto limite venga superato cumulando contestualmente le diverse specie di mezzi di pagamento. Il MEF, nella stessa Faq, ritiene che non è ravvisabile la violazione nel caso in cui il trasferimento, considerato nel suo complesso, consegua alla somma algebrica di una pluralità di imputazioni sostanzialmente autonome, tali da sostanziare operazioni distinte e differenziate (ad es. singoli pagamenti effettuati presso casse distinte di diversi settori merceologici nei magazzini “cash and carry”) ovvero nell’ipotesi in cui una pluralità di distinti pagamenti sia connaturata all’operazione stessa (ad es. contratto di somministrazione) ovvero sia la conseguenza di un preventivo accordo negoziale tra le parti (ad es. pagamento rateale). In ogni caso resta, comunque, fermo il potere dell’Amministrazione di valutare, caso per caso, la sussistenza di elementi tali da configurare un frazionamento realizzato con lo specifico scopo di eludere il divieto di legge (c.d. pagamenti artificiosamente frazionati). Prelevamenti o versamenti in banca di denaro contante Il MEF al riguardo afferma che è possibile prelevare e versare in banca denaro contante anche al di sopra della soglia di legge, perché non esiste alcun limite al prelevamento o versamento per cassa in contanti dal proprio conto corrente, in quanto tali operazioni non determinano un trasferimento tra soggetti diversi. Le sanzioni Per le violazioni commesse e contestate dal Primo gennaio 2022, si applica la sanzione da euro 1.000 ad euro 50.000. Altre disposizioni limitative dell’uso del contante già in vigore Divieto contanti per ASD e SSD a partire da euro 1.000 Rimane fermo l’obbligo per le ASD e SSD di eseguire i pagamenti e gli incassi, se di importo pari o superiore a €. 1.000, tramite conti correnti bancari o postali ovvero secondo altre modalità (carte di credito, bancomat, ecc) idonee a consentire all'amministrazione finanziaria lo svolgimento di efficaci controlli (art. 25, co. 5, L. 133/1999). Il mancato rispetto della norma comporta oggi il solo pagamento di una sanzione amministrativa da €. 250 a €. 2.000. Dal 01.01.2016, infatti, la violazione della norma non comporta più la decadenza dalle agevolazioni previste dalla L. 398/1991. La tracciabilità dei pagamenti si applica a tutte le ASD e SSD anche non in regime di L. 398/1991. Divieto contanti per pagamento stipendio dipendenti I datori di lavoro o committenti, a far data dal 1° luglio 2018, come stabilito dalla Legge di Bilancio 2018 (art. 1, commi dal 910 al 915, L. 205/2017), sono obbligati ad utilizzare una banca o un ufficio postale per corrispondere ai lavoratori la retribuzione, nonché ogni anticipo di essa. Detti soggetti, pertanto, non possono corrispondere la retribuzione per mezzo di denaro contante direttamente al lavoratore, qualunque sia la tipologia del rapporto di lavoro instaurato. I pagamenti degli stipendi devono quindi essere effettuati esclusivamente attraverso: - bonifico sul conto identificato dal codice IBAN indicato dal lavoratore; - strumenti di pagamento elettronico; - pagamento in contanti presso lo sportello bancario o postale dove il datore di lavoro abbia aperto un conto corrente di tesoreria con mandato di pagamento; - emissione di un assegno consegnato direttamente al lavoratore o, in caso di suo comprovato impedimento, a un suo delegato. La sanzione amministrativa pecuniaria comminata al datore di lavoro o committente che viola l’obbligo di effettuare il pagamento degli stipendi mediante le anzidette modalità va da 1.000 euro fino a 5.000 euro. L’art. 1, co. 912, L. 205/2017, stabilisce inoltre che la firma apposta dal lavoratore sulla busta paga non costituisce prova dell’avvenuto pagamento della retribuzione. Divieto contanti per deducibilità costi carburante In materia di carburante per autotrazione, la Legge di Bilancio 2018 ha introdotto disposizioni e limiti in ordine alla deducibilità del costo e alla detraibilità dell’IVA, per cui attualmente è deducibile il costo e detraibile l’Iva esposta in fattura solo in presenza di acquisti effettuati mediante mezzi di pagamento “tracciabili”. Con riferimento ai mezzi di pagamento, l’Agenzia delle Entrate, con il provvedimento n. 73203/2018, ha chiarito che si considerano idonei a provare l’avvenuta effettuazione delle operazioni i seguenti mezzi di pagamento: a) gli assegni, bancari e postali, circolari e non, nonché i vaglia cambiari e postali; b) quelli elettronici previsti all’articolo 5 del d.lgs 82/2005, tra cui rientrano, a titolo meramente esemplificativo: - addebito diretto; - bonifico bancario o postale; - bollettino postale; - carte di debito, di credito, prepagate ovvero di altri strumenti di pagamento elettronico disponibili, che consentano anche l’addebito in conto corrente.

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