Notizie Fiscali
15/12/2021 Contribuito a Fondo Perduto Perequativo: istanza entro il 28 dicembre 2021
PREMESSA
Il decreto legge n. 73/2021 (cosiddetto “decreto Sostegni bis”) ha introdotto un ulteriore contributo a fondo perduto, denominato “contributo perequativo ”, destinato a sostenere le attività economiche danneggiate dall’emergenza da Coronavirus.
Si tratta dell’ultimo indennizzo di una stagione di aiuti a fondo perduto erogati per l’emergenza Covid-19 a cui possono accedere anche le associazioni e società sportive dilettantistiche titolari di Partita Iva.
L’importo del contributo è commisurato al peggioramento del risultato economico d’esercizio relativo all’anno d’imposta in corso al 31 dicembre 2020 rispetto a quello relativo all’anno d’imposta in corso al 31 dicembre 2019, al netto dei contributi a fondo perduto dell’emergenza Covid-19 già percepiti.
Il contributo perequativo è escluso da tassazione sia per quanto riguarda le imposte sui redditi sia per l’Irap.
Le Istanze per il contributo perequativo possono essere predisposte e inviate all’Agenzia delle Entrate a partire dal giorno 29 novembre 2021 e non oltre il giorno 28 dicembre 2021.

Requisiti per accedere al contributo fondo perduto perequativo
Per identificare i soggetti beneficiari del contributo, sono previsti i seguenti specifici requisiti:
• aver conseguito, nell’anno 2019, un ammontare di ricavi o compensi non superiore a 10 milioni di euro;
• aver presentato la dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2020 entro il 30 settembre 2021. Per quanto riguarda la dichiarazione dei redditi per il periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2019, è validamente presentata la dichiarazione trasmessa entro i 90 giorni successivi al termine ordinario di presentazione, e comunque non oltre il 30 settembre 2021. Il contributo perequativo non spetta se una delle due dichiarazioni è assente o risulta presentata successivamente ai predetti termini;
• l’ammontare del risultato economico d’esercizio relativo al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2020 deve essere inferiore almeno del 30% rispetto all’ammontare del risultato economico d’esercizio relativo al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2019;
Esempio
- Periodo d’imposta 2019 risultato economico di € 30.000
- Periodo d’imposta 2020 risultato economico di € 15.000
Il decremento del risultato economico di euro 15.000 è pari al 50% del risultato del periodo d’imposta 2019, pertanto il requisito del peggioramento minimo di almeno il 30% è soddisfatto e, di conseguenza, il contributo perequativo risulta spettante.

A chi non spetta
Il contributo a fondo perduto non spetta nei seguenti casi:
• soggetti che hanno attivato la partita Iva successivamente al 26 maggio 2021 (data di entrata in vigore del decreto Sostegni bis);
• soggetti la cui attività è cessata e quindi la partita Iva è stata chiusa alla data del 26 maggio 2021.

La misura del contributo
Per determinare l’importo del contributo perequativo spettante, occorre dapprima calcolare la differenza tra il risultato economico d’esercizio relativo al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2019 e quello relativo al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2020.
La differenza ottenuta deve poi essere diminuita dell’importo complessivo dei contributi a fondo perduto ottenuti dal richiedente e dall’eventuale soggetto deceduto o confluito alla data di presentazione dell’istanza.
Devono essere considerati i seguenti contributi a fondo perduto:
- “contributo Rilancio” (articolo 25 del decreto legge n. 34/2020);
- “contributo Comuni montani” (articolo 60 del decreto legge n. 104/2020);
- “contributo Ristori”, “contributo Ristori bis” e “contributo maggiorazione 50% zone rosse” (articoli 1, 1-bis e 1-ter del decreto legge n. 137/2020);
- “contributo Natale” (articolo 2 del decreto legge n. 172/2020)
- “contributo Sostegni” (articolo 1 del decreto legge n. 41/2021)
- “contributo Sostegni bis automatico” (articolo 1, commi da 1 a 3 del decreto legge n. 73/2021)
- “contributo Sostegni bis attività stagionali” (articolo 1, commi da 5 a 13, del decreto legge n. 73/2021).
Se l’ammontare complessivo dei suddetti contributi già conseguiti dovesse risultare uguale o maggiore alla differenza tra il risultato economico d’esercizio relativo al periodo d’imposta 2020 e quello relativo al periodo d’imposta 2019, non spetterà il contributo Sostegni-bis perequativo.
L’importo spettante del contributo perequativo è determinato applicando le seguenti percentuali in ragione dei ricavi relativi al 2019:
- 30%, se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 sono inferiori o pari a 100.000 euro,
- 20%, se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 superano i 100.000 euro ma non l’importo di 400.000 di euro,
- 15%, se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 superano i 400.000 euro ma non l’importo di 1.000.000 di euro,
- 10%, se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 superano 1.000.000 di euro ma non l’importo di 5.000.000 di euro,
- 5%, se i ricavi e i compensi dell’anno 2019 superano 5.000.000 di euro ma non l’importo di 10.000.000 di euro.
L’importo massimo del contributo è pari a 150.000 euro.
A differenza di precedenti contributi a fondo perduto, per il contributo perequativo non è previsto un importo minimo.

Le modalità di erogazione
L’importo riconosciuto a fronte della presentazione dell’istanza, di cui al successivo paragrafo, è pari al contributo calcolato in base ai valori indicati nell’istanza stessa o al minor importo indicato per evitare il superamento del limite massimo degli “aiuti di Stato”.
Sulla base della scelta operata dal beneficiario, l’Agenzia delle Entrate provvederà ad erogare il contributo spettante:
- mediante accredito su conto corrente bancario o postale, intestato al beneficiario,
oppure
- mediante riconoscimento di un credito d’imposta di pari valore, utilizzabile in compensazione tramite modello F24.


Come richiedere il contributo
I contribuenti in possesso dei requisiti previsti possono richiedere il contributo a fondo perduto mediante la presentazione di una specifica istanza.
L’istanza deve contenere, innanzitutto, il codice fiscale sia dell’ente richiedente il contributo che del suo rappresentante legale.
Gli altri dati da riportare nell’istanza sono i seguenti:
• l’attestazione del possesso dei requisiti necessari per determinare l’ammontare del contributo spettante, cioè la fascia dei ricavi o compensi dell’anno 2019,
• gli importi del risultato economico d’esercizio relativo al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2019,
• gli importi del risultato economico d’esercizio relativo al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2020,
• l’ammontare complessivo dei contributi a fondo perduto già ottenuti. In assenza di compilazione, gli importi dei risultati economici d’esercizio 2019 e 2020, e l’importo dei contributi già ottenuti, sono considerati pari a zero.
Relativamente alla modalità di erogazione del contributo, il soggetto richiedente deve operare la scelta barrando alternativamente la casella relativa all’opzione di accredito sul conto corrente o la casella relativa all’opzione di riconoscimento del credito d’imposta da utilizzare in compensazione.
Nel caso di opzione relativa all’accredito su conto corrente, il soggetto richiedente deve indicare l’Iban corrispondente al conto corrente bancario o postale sul quale l’Agenzia delle entrate erogherà il contributo.
La scelta della modalità di erogazione è irrevocabile e deve riguardare l’intero importo del contributo spettante.
Nel caso di opzione per il riconoscimento del credito d’imposta, il relativo importo può essere utilizzato in compensazione sul modello F24 per il versamento delle imposte, dei contributi dovuti all’Inps e delle altre somme dovute allo Stato, agli enti locali e agli enti previdenziali.
Il modello F24 nel quale viene utilizzato il credito d’imposta deve essere presentato esclusivamente tramite i servizi telematici dell’Agenzia delle entrate, successivamente alla comunicazione di riconoscimento del contributo. Nel caso in cui il credito indicato in compensazione risulti superiore all’ammontare disponibile, anche tenendo conto di precedenti fruizioni, il modello F24 verrà automaticamente scartato.
Il credito d’imposta riconosciuto non può essere ceduto ad altri soggetti.
Il modello dell’istanza e le istruzioni di compilazione sono consultabili e scaricabili nell’area tematica dedicata ai contributi a fondo perduto presente nel sito internet dell’Agenzia delle entrate: https://www.agenziaentrate.gov.it/portale/web/guest/-/provvedimento-del-29-novembre-2021

La presentazione dell’istanza
Le istanze per il contributo perequativo possono essere predisposte e inviate all’Agenzia delle entrate a partire dal giorno 29 novembre 2021 e non oltre il giorno 28 dicembre 2021.
Per predisporre e trasmettere l’istanza, il soggetto richiedente può avvalersi anche di un intermediario, purché quest’ultimo sia stato preventivamente delegato all’utilizzo, per suo conto, del Cassetto fiscale o al servizio di Consultazione e acquisizione delle fatture elettroniche o dei loro duplicati informatici del portale “Fatture e Corrispettivi”.
In tale caso, nel modello deve essere riportato il solo codice fiscale dell’intermediario e non deve essere barrata la casella di autodichiarazione (necessaria solo nel caso di delega ad hoc, illustrata di seguito).
In assenza delle deleghe predette, il soggetto richiedente può anche delegare l’intermediario specificatamente per la trasmissione dell’istanza per il contributo perequativo. In questo caso, l’intermediario acquisisce e conserva la delega sottoscritta dal soggetto delegante insieme a copia del documento di identità di quest’ultimo e nell’istanza - oltre a indicare il suo codice fiscale - dovrà barrare la casella valida come dichiarazione sostitutiva, relativa all’avvenuto conferimento della specifica delega, resa ai sensi dell’art. 47 del Dpr n. 445/2000.

I controlli
L’Agenzia delle entrate procede al controllo dei dati dichiarati nelle istanze pervenute applicando le disposizioni in materia di accertamento sulle dichiarazioni (articoli 31 e seguenti del Dpr n. 600/1973) ed effettua ulteriori controlli anche in relazione ai dati fiscali delle fatture elettroniche e dei corrispettivi telematici, ai dati delle comunicazioni di liquidazione periodica Iva, nonché ai dati delle dichiarazioni Iva e Redditi.
Qualora dai predetti controlli emerga che il contributo sia in tutto o in parte non spettante, l’Agenzia delle entrate procede alle attività di recupero del contributo, irrogando la sanzione prevista dall’articolo 13, comma 5, del decreto legislativo n. 471/1997 nella misura minima del 100% e massima del 200%. Per tale violazione è esclusa la possibilità della definizione agevolata.
Nel medesimo caso, si applica inoltre la pena prevista dall’articolo 316-ter del Codice penale in materia di indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato, che prevede alternativamente:
- la reclusione da 6 mesi a 3 anni
- nel caso di contributo erogato di importo inferiore a 4.000 euro, la sanzione amministrativa da 5.164 euro a 25.822 euro, con un massimo di tre volte il contributo indebitamente percepito.
In caso di avvenuta erogazione del contributo, si applica l'articolo 322-ter del Codice penale (confisca).

La restituzione del contributo
Il soggetto che ha percepito il contributo in tutto o in parte non spettante, anche a seguito di presentazione di istanza di rinuncia, può regolarizzare l’indebita percezione, restituendo spontaneamente il contributo, i relativi interessi e versando la sanzione con applicazione delle riduzioni previste per il ravvedimento operoso (articolo 13 del decreto legislativo n. 472/1997).
Il versamento delle predette somme deve essere eseguito esclusivamente mediante il modello F24, senza possibilità di compensazione.
Con apposita risoluzione sono istituiti i codici tributo da indicare sul modello F24 per la restituzione del contributo perequativo.

I limiti degli aiuti di Stato
La Comunicazione della Commissione europea del 19 marzo 2020 C(2020) 1863 final, denominata “Quadro temporaneo per le misure di aiuto di Stato a sostegno dell’economia nell’attuale emergenza del Covid-19” (cosiddetto Temporary Framework), così come modificata dalla Comunicazione del 28 gennaio 2021 C(2021) 564, stabilisce i requisiti che devono essere posseduti per beneficiare degli aiuti di Stato e i limiti massimi degli aiuti ed è articolata in diverse sezioni, ciascuna dedicata ad una diversa tipologia di aiuti di Stato.
Il contributo perequativo è classificabile nella sezione 3.1 “Aiuti di importo limitato” e per poterlo richiedere il soggetto deve quindi verificare e attestare di non superare il limite massimo di aiuti di Stato previsto dal 28 gennaio 2021 per la sezione 3.1.
Se invece il soggetto possiede i requisiti per usufruire della sezione 3.12 “Aiuti sotto forma di sostegno a costi fissi non coperti” e se ne intende avvalere, nell’istanza deve attestare il possesso dei requisiti e il mancato superamento dei limiti massimi previsti per la sezione 3.12.
Qualora, sommando il contributo perequativo richiesto con l’istanza all’importo complessivo di aiuti ricevuti per la sezione 3.1, il richiedente dovesse superare il limite massimo previsto per tale sezione dal 28 gennaio 2021, potrà richiedere il contributo limitatamente all’importo che consente di non superare il limite di aiuti di Stato. L’importo ridotto deve essere indicato nell’apposito campo “Minor importo richiesto” presente nella omonima sezione.
Se il richiedente ha superato con gli aiuti già ricevuti il limite massimo previsto per la sezione 3.1 dal 1° marzo 2020 al 27 gennaio 2021 e/o i limiti massimi previsti per la sezione 3.12, deve compilare la sezione dell’istanza denominata “Superamento limiti sezioni 3.1 e 3.12 del Temporary Framework”.
Il contribuente deve attestare sull’istanza di essere a conoscenza che gli aiuti ottenuti in eccesso rispetto all’importo massimo consentito, o oggetto di false dichiarazioni, dovranno essere volontariamente restituiti con i relativi interessi e che in caso di mancata restituzione volontaria dell’aiuto e degli interessi di recupero, il corrispondente importo dovrà essere sottratto dagli aiuti di Stato successivamente ricevuti. In assenza di nuovi aiuti a favore dell’impresa beneficiaria, o nel caso in cui l’ammontare del nuovo aiuto non sia sufficiente a garantire il completo recupero, l’importo da recuperare dovrà essere effettivamente ripagato.