<![CDATA[ Highlights del sito Scuola - FIP ]]> Thu, 9 Feb 2012 08:35:12 UTC <![CDATA[ News - Presentato il convegno "Etica, Scuola e Sport". Contini, sindaco di Quartu: "E' un incontro per i giovani" ]]> Si è tenuta stamane all’interno della Sala degli Affreschi dell’ex Convento dei Cappuccini a Quartu Sant’Elena, la conferenza stampa di presentazione del Convegno regionale “Etica, Scuola e Sport” che si terrà, nei locali dell’Hotel Setar il 10 e 11 febbraio. All’incontro con i giornalisti hanno partecipato il sindaco di Quartu Sant’Elena Mauro Contini, l’assessore allo Sport e alla Pubblica Istruzione del Comune di Quartu Sant’Elena Antonella Pirastru e il presidente del Comitato regionale della Federbasket Bruno Perra. Il convegno è organizzato oltreché dall’Amministrazione Comunale di Quartu anche dalla Scuola regionale dello Sport del Coni e dal comitato regionale della Federazione Italiana Pallacanestro.

Ha aperto la conferenza stampa Mauro Contini, sindaco di Quartu. “Siamo qui per presentare questo evento che, il comune di Quartu ha voluto organizzare assieme alla Federazione Italiana Pallacanestro e alla Scuola regionale dello Sport del Coni. L’Amministrazione comunale con questo convegno, oltreché confermare il grande interesse per lo sport nel nostro territorio, ha voluto unire sinergie come scuola e sport. Un incontro rivolto in prevalenza ai giovani, considerati i momenti negativi che stiamo vivendo attraverso la piaga del doping, non solo nel ciclismo ma anche in altre attività sportive e all’indagine a livello nazionale sul calcio scommesse. La Scuola grazie a tutto il lavoro che svolge deve essere portatrice di messaggi positivi, soprattutto per cercare di favorire la pratica sportiva. In questo convegno saremo accompagnati da figure importanti del mondo della scuola, dello sport e della magistratura. Il mio auspicio è che questo evento possa diffondere la cultura sportiva nel nostro territorio. Un convengo che mi auguro possa essere il primo di tanti appuntamenti cadenzati sempre con la partecipazione soprattutto della scuola, luogo ideale per la creazione di una organizzazione sportiva”.

Dopo il sindaco Contini ha preso la parola l’Assessore allo sport e pubblica Istruzione del comune di Quartu Antonella Pirastru. “Approfitto dell’occasione per ringraziare coloro che si sono adoperati nell’organizzazione di questo convegno, in primo luogo i miei collaboratori. Grazie alla Fip e alla Scuola regionale dello Sport del Coni che in diverso modo hanno offerto il loro contributo per la riuscita di questo evento. E’ il primo convegno organizzato dal settore sport del Comune di Quartu e questo è certamente un bel segnale. Un incontro che si rivolge ad un target variegato fatto di studenti, atleti, preparatori, presidenti delle società sportive e gli insegnati che svolgono un ruolo importante nella crescita degli allievi. Ma non bisogna dimenticare i genitori. La famiglia è indubbiamente l’agenzia educativa prioritaria. E poi vengono le società sportive che, in qualche modo, contribuiscono alla formazione di quei valori che sicuramente saranno esaltati in questo convegno. Valori quali la disciplina, il rispetto, la tolleranza e il fair-play. Questi sono i veri valori dello sport. In questo periodo leggendo di calcio scommesse e di doping, c’è sembrato opportuno fare qualcosa per sensibilizzare tutti i giovani su quelli che possono essere i rischi del momento. Quelli ad esempio che si corrono entrando in una palestra. Ragazzi spesso attratti da quelle sostanze cosiddette dopanti, mascherate da integratori, utilizzate nella speranza magari di poter emergere nel mondo dello sport. Noi ci siamo voluti mettere in campo, invitando a questo convegno illustri relatori che cercheranno di far capire ai giovani quali sono i rischi che si corrono nel momento in cui si cade in una trappola del genere. Siamo convinti che i giovani abbiano l’intelligenza per capire che è un rischio che non devono correre e puntino soprattutto ai veri valori dello sport. Uno sport sano che sia inteso come crescita umana. Quelli del convegno saranno, da parte dei relatori, degli interventi interattivi che coinvolgeranno i partecipanti soprattutto i più giovani. Un evento rivolto ai licei cittadini e dell’hinterland e alle società sportive del territorio. Per essere più coinvolgente abbiamo invitato anche degli acrobati –la ditta Vigliacci – che offrirà dei momenti in intrattenimento sul tema: “Bisogna saper vincere – Riflessioni acro sportive sull’etica del podio”. Una esibizione acrobatica corredata da spunti di riflessione. Che renderanno il convegno, speriamo ancor più interessante sotto tutti i profili”.

Ha concluso la conferenza stampa Bruno Perra, presidente del Comitato regionale della Federbasket. “Come FIP siamo onorati di organizzare assieme al Comune di Quartu e la Scuola regionale dello Sport del Coni il convengo su Etica, Scuola e Sport. Con la parola “Etica” racchiudiamo molte cose e molti concetti e, talvolta sembra di fare retorica, in quanto tutti ne parliamo ma molto spesso noi stessi siamo i primi a non rispettare le regole dell’etica. Con questo appuntamento parliamo di etica nel mondo dello sport, con la scuola che considero il motore trainante di tutto questo. Un mondo vissuto quotidianamente dagli studenti e nel quale vengono lanciati numerosi messaggi che poi i ragazzi si portano dietro. Viviamo un momento molto difficile sia sotto l’aspetto economico, ma anche della responsabilità sociale, della famiglia. Credo che il Comune di Quartu facendosi portatore di questa idea abbia fatto davvero una cosa importante che va al di là di qualsiasi altro contenuto. Si e parlato di calcio scommesse e doping. Oggi, come ha detto l’Assessore Pirastru la maggior parte dei ragazzi entrando in una palestra vengono avvicinati da personaggi che propongono loro delle sostanze pericolose, con le quali sperano di ottenere, barando, certi risultati sportivi. Questi sono messaggi sbagliati che la società, quella intelligente, deve assolutamente cancellare. Realtà negative che contaminano i nostri giovani. E le società sportive hanno un ruolo fondamentale nell’insegnare i veri valori dello sport. Così come la scuola: un luogo ideale per far crescere i nostri giovani nel miglior modo possibile. Spero che questo non sia il primo convegno, ma il primo di un lungo percorso. Il livello dei relatori è altissimo e penso che sia molto interessante ascoltare ciò che loro diranno alla platea. Infine permettetemi di ringraziare il Cagliari Calcio che porterà due giocatori a rappresentare lo sport sardo”.
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Wed, 8 Feb 2012 21:10:50 UTC
<![CDATA[ News - Convegno “Etica, Sport e Scuola” a Quartu S.Elena – 10 e 11 febbraio ]]> I prossimi 10 e 11 febbraio si terrà presso la sala conferenze dell'Hotel Setar di Quartu Sant’Elena il convegno dal titolo “Etica, Sport e Scuola”. Organizzato dal Comune di Quartu Sant’Elena – Assessorato Pubblica Istruzione, Sport, Spettacolo e Cultura, la Scuola Regionale dello Sport del Coni Sardegna e la Federazione Italiana Pallacanestro – Comitato regionale Sardegna, l'evento sarà occasione di confronto su temi quali la lotta al doping, l'educazione giovanile, la responsabilità sociale, al fine di far nascere delle risposte e proposte concrete.

Al dibattito prenderanno parte rappresentanti delle scuole, delle istituzioni pubbliche, di enti, di associazioni, di federazioni, di aziende private e addetti ai lavori, che si prefiggono l'obiettivo di sensibilizzare l'opinione pubblica sulla necessità di creare una nuova consapevolezza sportiva ed etica e di promuovere progetti e iniziative che abbiano lo scopo di recuperare l'idea stessa di sport, inteso come formazione del proprio essere nella sua integralità, di lealtà della competizione e di valorizzazione del momento ludico e ricreativo.

Saranno presenti al convegno: Mauro Contini (Sindaco del Comune di Quartu Sant’Elena); Sergio Milia (Assessore regionale allo Sport); Antonella Pirastru (Assessore Sport Comune di Quartu Sant’Elena); Gianfranco Fara (Presidente regionale del Coni); Bruno Perra (Presidente della Fip Sardegna).

L'evento sarà presentato ai media mercoledì 8 febbraio (ore 12) alla Sala degli Affreschi, ex Convento dei Frati Cappuccini – via Brigata Sassari, 3 di Quartu Sant’Elena.

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Mon, 6 Feb 2012 21:34:19 UTC
<![CDATA[ Rubrica - Punti di vista - Honny soit qui mal y pense - prima puntata ]]> “La scuola elementare, che ha per compito la promozione della prima alfabetizzazione culturale, favorisce l'acquisizione di tutti i fondamentali tipi di linguaggio… Omissis … Nel promuovere tali attività essa, mentre considera il movimento, al pari degli altri linguaggi, totalmente integrato nel processo di maturazione dell'autonomia personale, tiene presenti gli obiettivi formativi da perseguire in rapporto a tutte le dimensioni della personalità.”
(Dai N.P. Ministeriali del 1985 di cui al D.P.R. n.104/85 pubblicato sulla GU n.76 del 29 marzo 1985)

In premessa
Quanto di seguito, peraltro distribuito in tre corpose puntate, non suoni neppure lontanamente come intromissione neanche per “assonanza cacofonica” con attuali iniziative che hanno a che fare con il termine “alfabetizzazione motoria”. Voglio dire che essendo stato il sottoscritto nel lontano 1985 uno degli estensori del citato testo di legge per quanto attiene “la motoria”, di quell’espressione, ne conosco bene la genesi, l’epistemologia e l’esegesi, ragion per cui di tutto parlerò tranne che “dell’altrui vicende” e l’argomento verrà trattato come si conviene nel ristretto ambito della dimensione pedagogica del termine.
Lo stesso valga per l’altra allocuzione altrettanto nota che va sotto il generico nome di “giocosport” e che sempre nei Programmi dell’85 fu “inventata” da chi scrive senza immaginare all’epoca il successo e la “longevità” dell’idea primigenia. A beneficio di chi volesse approfondire la materia, l’Archivio di Stato ne è custode istituzionale.

Diversi anni or sono, quando esisteva ancora la Divisione Attività Didattica della Scuola dello Sport del CONI, a noi Docenti Aggiornatori della Didattica che ci occupavano della formazione e dell’aggiornamento dei formatori e non solo, era offerta la ghiotta occasione di partecipare a conferenze e seminari, coordinati da Renato Manno e Giorgio Carbonaro, nei quali intervenivano relatori di fama internazionale, quali – per citarne solo alcuni - Hahn, Harre, Vygotskij, Malina, Dal Monte, Bellotti, e via discorrendo.
In una di queste occasioni il relatore di spicco era il Prof. Maurice Pieròn, uno dei maggiori esperti europei in ambito di scienze motorie, fisiche e sportive, già docente di Teoria e Metodologia dell’Insegnamento presso l'Univesità di Lovanio in Belgio e oggi docente della stessa materia presso l’Institute Superieur d’Education Physique de l’Université de Liège.
Di lui, tra gli altri testi di cui è stato autore, è noto nel nostro Paese quello con il titolo “Metodologia dell'insegnamento dell'educazione fisica e dell'attività sportiva” appartenente alla favolosa ed indimenticabile Collana CAS (una ventina di volumi in tutto) edita dalla Società Stampa Sportiva di Roma.

Nel corso di uno dei seminari all’Acquacetosa ad una domanda precisa di uno dei colleghi presenti, Maurice Piéron, sostenne che all'educazione motoria, fisica e sportiva si vogliono affidare troppi compiti: “Le si attribuiscono troppe virtú: sviluppare processi cognitivi, l'autonomia, la sicurezza, il coraggio, le virtú del cittadino, le abilità sportive, e via correndo.” e giustamente egli evidenziava come nella serie delle finalità e degli obiettivi che vengono attribuiti all'educazione fisica e motoria, ve ne sono molti che “risalgono a responsabilità collettive della scuola, della famiglia e della società”.

Nello specifico disciplinare altri invece sono gli obiettivi e i traguardi specifici propri di tale ambito educativo; e sono questi che occorrerebbe estrapolare, evidenziare e tenere nel dovuto conto.

Nel più o meno recente passato ci sono state interpretazioni e opinioni diverse che hanno attribuito all'educazione motoria, fisica e sportiva tutto o il contrario di tutto in termini di finalità e obiettivi educativi, forse meglio dire in termini d'intenti pedagogici: obiettivi operazionali, esiti interdisciplinari, obiettivi comportamentali, per fare solo alcuni esempi.

S’è ritenuto in un determinato contesto socio-culturale che “talune nuove tendenze” potessero in certo qual modo nobilitare o valorizzare l'educatore fisico come colui che si occupa, non solo del fisiologico, del funzionale ma anche, e io dico purtroppo talvolta maldestramente, dell'intellettuale, del mentale, del cognitivo, dell’emotivo, ecc.
E qui scattano quelle che, opportunamente, Pièron chiama “responsabilità dell'insegnante di educazione motoria, fisica e sportiva” che poi altro non sono che i comportamenti e le azioni che sottendono il conseguimento degli obiettivi disciplinari da perseguire ad esempio sul piano funzionale, sullo sviluppo degli schemi motori e delle capacità motorie e sull'acquisizione di abilità e di competenze motorie e sportive.
Rispetto alla dimensione epistemologica propria della materia, anche chi insegna “la motoria” ha le medesime responsabilità deontologiche e professionali, per cui se in ambito logico matematico, linguistico, grafico, musicale, ecc. sussistono obiettivi specifici chiaramente definibili in termini di capacità da sviluppare, di abilità da apprendere, di competenze da acquisire, lo stesso si configura nel nostro ambito.
Ciò non significa sostenere una visione prevalentemente monodisciplinare dell’acquisizione di competenze; se il tempo non è passato invano, è ridondante oramai sottolineare il legame tra sviluppo di capacità motorie e acquisizione di abilità motorie e intelligenza o tra cognitivo e apprendimenti motori in generale, ovvero sulla permeabilità e trasferibilità delle competenze.
È semmai il caso di ribadire che l'apprendimento di valori morali, ad esempio, o di capacità relazionali interpersonali, non sono compiti esclusivi e totalizzanti dell'educazione motoria; essi costituiscono semmai una corresponsabilità comune a tutti gli ambiti, trattandosi di un finalità educative interdisciplinari; e ciò indifferentemente sia che ciascun ambito venga affidato a insegnanti diversi o meno, com'è appunto nella scuola primaria o nella secondaria di primo grado.
Alfabeti, linguaggi, capacità e abilità costituiscono le competenze pluridisciplinari da far acquisire nella scuola primaria per costruire l'unicità, l'irripetibilità della persona.
Sia nella premessa generale che in tutto il contesto dei programmi dell’85, ad esempio, è possibile riconoscere l'educazione e la tensione al conseguimento di una competenza plurima, come uno dei punti nodali delle indicazioni ministeriali.

Nello specifico, l'educazione a tutti i tipi di linguaggio costituisce una delle finalità istituzionali di tutta la scuola che dovrà tendere perciò a far conseguire agli alunni livelli congruenti di conoscenza e competenza dei fondamentali linguaggi (alfabetizzazione di base).
Si afferma inoltre che le attività che ne caratterizzano il compito dovranno configurarsi come occasione, intenzionalmente programmata e realizzata, di promozione della acquisizione, assieme agli altri, anche del linguaggio motorio.
Per estensione tale concetto di alfabetizzazione motoria deve intendersi secondo due dimensioni significative e fondanti:
- la dimensione culturale;
- la dimensione strumentale.
Ed è proprio di questo che parleremo nel prossimo incontro.

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Fabrizio M. Pellegrini


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Fri, 3 Feb 2012 09:21:51 UTC
<![CDATA[ News - Ultime news dalla Segreteria del settore GMS della FIP ]]> Com’è noto sono aperte da gennaio le iscrizioni ai Corsi Nazionali Insegnanti autorizzati da MIUR e CONI (dir.’90) di Sorrento (2°livello) dal 12 a1 16 febbraio, di S.Felice al Benaco (Bs) dal 4 al 7 marzo (per ins.di e.f.) e di Salò (Bs) dal 25 al 29 marzo (1° livello primaria).

La situazione iscrizioni vede il corso di Sorrento sostanzialmente saturo d’iscrizioni (in pratica solo lista d’attesa), quello per i colleghi della media (S.Felice) con ancora disponibilità di posti, mentre il corso di Salò gode ancora di ampia disponibilità di posti per il fatto che praticamente è il più lontano nel tempo (fine marzo).

La Segreteria del Settore GMS della FIP è sempre a completa disposizione per ogni chiarimento, mentre dal sito della Federazione potrete scaricare i programmi le info e la modulistica.

Info su: www.fip.it
www.istruzione.it
Mail to: settorescuola@fip.it
minibasket@fip.it
Call to: Gianni Aventaggiato 06-36856616
Francesca Fariello 06-36856613

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Tue, 31 Jan 2012 13:36:21 UTC
<![CDATA[ News - La prassi educativa - seconda parte ]]> Duri 'i banchi: detto nelle navi da guerra della Serenissima prima di sparare cannonate
e che tradotto vuol dire "tenetevi alle panche" ovvero "tieni duro". 
Inoltre per combattere a quei tempi contro altre navi si usava speronarle con la prua
e quindi la nave si fermava di botto e perciò il capo galera urlava ...duri ai banchi vogatori! 
E se la xe dura no gavemo paura!

Dopo l’omaggio alla marineria Borbonica, ne vogliamo dedicare uno ad una marineria altrettanto se non più gloriosa che è quella della Serenissima Repubblica di Venezia. Duri ‘i banchi, significa appunto tenere duro, anche quando ci dovesse essere qualcuno che … (per essere buoni) … non sa remare, non sa andare per mare e magari s’inventa “navigazioni pedagogiche fantastiche”. Di quelle insomma alla “Facite Ammuina”. Ma ci torneremo, di sicuro ci torneremo. 
Intanto la seconda puntata.

L'identificazione del problema permette di condurre talune ricerche valide a recuperare idee e informazioni utili a formulare ipotesi d'innovazione. Risalire alle necessità e ai bisogni dell'utenza è un passo indispensabile giacché alla fine l'utenza adotta l'innovazione, la sperimenta e valuta la sua efficacia nel soddisfare il bisogno iniziale. 

I sostenitori del modello del tipo “problem solving” ne sottolineano le notevoli potenzialità, mentre per parte nostra non possiamo non rilevare come le innovazioni che non rispondono a bisogni sentiti, obiettivamente presenti e condivisi, non han¬no avuto fortuna. Nella migliore delle ipotesi le procedure sono state modificate in modo sostanziale in corso d’opera, quando non siano state addirittura abbandonate. 

Talvolta essendo state comunque finanziate, esse sono diventate “progetti pilota”, “sperimentazioni selvagge”, “pseudo ricerche sul campo”, ovvero iniziative farraginose che scompaiono nel tempo, destinate a morire per taglio risorse. 
Accade inoltre che nel frattempo si rappresentino come referenti taluni personaggi tanto ambiziosi quanto incompetenti, associazioni varie, magari inventate al momento, che le strumentalizzano per propri fini spesso border line rispetto alle istituzioni. Ma il tempo non lavora per loro e in fondo è galantuomo.

Con molta umiltà e modestia sosteniamo che il far coincidere soluzioni appropriate ai bisogni reali, può forse non essere condizione sufficiente per la buona riuscita di nuovi indirizzi, ma il non prestare attenzione ai legami tra ricerca-progetto-soluzione-bisogni porta quasi sicuramente al fallimento proprio delle situazioni a rischio “d’ammuina”.

La formazione, istruzione e l'educazione in generale, e quella motoria e sportiva non fa eccezione, risente più di altri settori sociali degli entusiasmi passeggeri e dei rimedi provvisori. 
Quando si pone un'enfasi eccessiva su un'innovazione didattica o metodologica, questa enfasi spesso risulta essere un diversivo. 

Il punto nodale dovrebbe essere, in realtà, la soluzione dei problemi, il rispondere ai bisogni, piuttosto che fare qualcosa di diverso da ciò che s’è fatto finora, “nel segno di una ormai improcrastinabile discontinuità” come dicono oggi tutti coloro che a chiacchiere sostengono “un cambiamento purchè sia” ma in realtà non fanno nulla perché ciò avvenga. (G.Tomasi di Lampedusa – Il gattopardo – Ed. Feltrinelli – Milano)

Risolvere problemi, rispondere ai bisogni, implica sicuramente iniziative nuove e differenti ma sono i medesimi problemi e i bisogni che “guidano” la ricerca delle soluzioni, l'ipotizzare innovazioni.

D'altra parte non tutte le innovazioni devono avere origine dal profondo delle nostre insufficienze o carenze istituzionali, mentre alcune innovazioni sono semplicemente costituite da soluzioni alternative, migliori di quelle in uso.

Tornando allo specifico del nostro terzo modello, i due estremi del processo d'innovazione (dai produttori ai fruitori) devono portare avanti una sorta di dialogo nel quale il sistema elaborato dai produttori simula il ciclo e le fasi della soluzione dei problemi dei fruitori.

Occorre allora che il sistema elaborato dai produttori:
- ricerchi le soluzioni per i problemi dei fruitori
- identifichi le risorse, le fonti, attingendo alle diverse discipline
- preveda iniziative di sostegno, assistenza, tutoraggi,o accompagnando i processi di cambiamento.

Si dovrebbe riuscire ad avere quindi un'idea ragionevolmente chiara degli attributi e delle caratteristiche dell'innovazione che più probabilmente conducono a un uso diffuso e consolidato della stessa:
- rapidità di riscontro;
- utilizzabilità
- legittimazione dell'innovazione
- adattabilità alle diverse situazioni e fruibilità;
- disponibilità all'innovazione;
- continuità di risorse e competenze.

Causa primaria del fallimento di molte innovazioni è che le persone e le istituzioni che propongono l'innovazione sono talvolta troppo lontane fisicamente, istituzionalmente e psicologicamente dai fruitori e dagli utenti. 
Il fattore chiave deve essere invece identificato nel collegamento tra coloro che aiutano la diffusione dell'innovazione e gli utenti e, a monte, le fonti d'informazione.

Si dovrebbe essere in grado a questo punto d'avere la possibilità di valutare quanto i formatori degli insegnanti, ad esempio, siano in grado di ricoprire un ruolo in un sistema articolato e organizzato di risorse teso a diffondere innovazioni. Più questi ruoli possono essere sostenuti nel tempo coerentemente, più l'istituzione per la formazione e l'aggiornamento può divenire agente attivo di cambiamento e veicolo di diffusione delle innovazioni.

E concludiamo con una sorta d’identikit che i sociologi hanno sviluppato secondo un loro gergo per i diversi personaggi chiave dei processi di cambiamento:

- L'agente di cambiamento che promuove nuove idee e pratiche;
- ll cosmopolita che viaggia o legge molto ed è il primo ad adottare nuove pratiche;
- I leader di opinione che possono diffondere nuove pratiche e idee tra un largo numero di operatori;
- I custodi del tempio che hanno il potere di facilitare od ostacolare i cambiamenti grazie al fatto di fare
capo a gruppi ristretti di cui difendono privilegi e attributi;
- L’opinion maker … che guarda caso è quello che preferisco (magari ce ne fossero) magari solo per il
fatto che ha scelto il percorso più difficile, quello dell’essere innanzitutto “educatore”.

Molti di essi sono o sono stati insegnanti, istruttori, tecnici, allenatori hanno cioè uno stesso background culturale o di esperienze, così che possono essere credibili; essi fanno anche parzialmente parte del mondo della teoria e della ricerca e talvolta posseggono dentro di sé un effetto moltiplicatore dovuto non tanto al possesso o meno di carisma, quanto dall'omofilia che spesso è l'unica cosa importante che possa far prevedere l'influenza sociale.

E proviamo a chiudere sostenendo che la lunga tirata vuole essere un invito alla riflessione sul delicato compito del formatore a tutti i livelli. Ci si consenta insomma di affermare che tutti colo che si occupano sia di formazione che di aggiornamento o più semplicemente e con maggiore impegno di processi educativi, dovrebbe provare a muoversi e a ragionare nel senso delle riflessioni sollecitate da queste prime persino banali notazioni.

Fabrizio Pellegrini ]]>
Sat, 28 Jan 2012 12:33:03 UTC
<![CDATA[ News - La prassi educativa - prima parte ]]> REGOLAMENTO DELLA REALE MARINA DEL REGNO DELLE DUE SICILIE ANNO DOMINI 1841
Bollettino n.°266

Ordinanza da applicare a bordo dei legni e dei bastimenti della
RALE MARINA BORBONICA
in occasione delle visite a bordo delle Alte Autorità Civili e Militari del Regno 

Ord. N.° 27 – FACITE AMMUINA

All'ordine Facite Ammuina, tutti chilli che stanno a prora jessero a poppa
e chilli che stanno a poppa jessero a prora.
Tutti chilli che stanno a dritta jessero a sinistra
e chilli che stanno a sinistra jessero a dritta.
Tutti chilli che stanno abbascio jessero n’coppa
e chilli che stanno n’coppa jessero a bascio
e passanno tutti p’ò stesso pertuso.
Chi nun tenesse nient' che ffà, s'arremenasse accà e all’ à
facienno o’ massimo d’ammuine.

D’ordine del Maresciallo Generale della Real Marina Borbonica 
Giuseppe Mario Bigiarelli - Napoli 20 settembre 1841
______________________________________

Ho ritenuto di scegliere questo “incipit” particolarmente curioso (peraltro com’è noto si tratta d’un clamoroso falso storico) in quanto la complessa e ricorrente questione della formazione, dell’istruzione, dell’educazione tout court si caratterizza spesso per una sorta di “confusione pedagogica di fondo” che nel mio passato di studente all’allora Facoltà di Magistero della Sapienza, m’èro immaginato proprio come una sorta di “Ordine d’Ammuina”.
Insomma, quasi che le scienze della formazione in quanto “scienze umane” e non “esatte”, fossero proprio l’ambito in cui fosse possibile dire, sostenere e promuovere tutto e il contrario di tutto e in quanto tale terreno fertile per la coltivazione di pseudo-neo-talenti a perdere buoni solo per “fare ammuina”. 

Da qui in poi perciò una serie di puntate dedicate alcune personali riflessioni o se volete puntualizzazioni dedicate ai temi che ruotano attorno alle scienze della formazione. E non solo.

Le prassi educative e formative tra ricerca e innovazione

Prima puntata

Nel progettare, produrre e diffondere innovazioni per il mi¬glioramento delle prassi educative e formative gli “addetti ai lavori” si propongono in buona sostanza come revisori o revisionisti di quelle esi¬stenti. 

Peraltro in ambito educativo e formativo ci sono istituzioni, agenzie e persone che “producono e diffondo¬no” nuove idee o diverse organizzazio¬ni di lavoro, in favore di altri che dovrebbero condivirle, assumerle e utilizzarle.

I promotori e diffusori di nuove conoscenze o di nuove organizzazioni in ambito educativo e formativo dovrebbero peraltro essere in grado di ricorrere a pratiche consolida¬te di ricerca, approfondimento e selezione delle ipotesi d’innovazione. 
Ciò non sempre corrisponde per cui, ad esempio, leggendo illuminati progetti e pensieri di “pedagogese da bottega” magari riferiti alla fascia d’età della scuola primaria, la prima domanda che mi sorge spontanea è ... ma quand’è l’ultima volta che costui o costei ha avuto a che fare con dei bambini a scuola, semmai abbia mai avuto a che fare con la scuola o con i bambini “reali”. 

Se uno di questi ruoli (ricerca, appro¬fondimento, selezione) è giocato in maniera scadente, si riducono le possi¬bilità di trasmissione e di socializzazio¬ne dei contenuti, mentre uno dei punti critici può essere consi¬derato inoltre quello del funzionamento delle strutture di trasmis¬sione, ovvero delle iniziative di forma¬zione e aggiornamento di diversi livelli.

Formatori e docenti risultano essere le figure chiave; ma un ruolo importante è rivestito dal “contesto” in cui ciò avvie¬ne, dal clima, dai legami tra trasmettito¬ri e ricettori. Dove non c'è clima, non ci sono motivazioni professionali e uma¬ne profonde e condivise, dove non ci sono legami di sorta tra persone lungo questa catena, le nuove idee o i metodi si muovono più lentamente, sono defor¬mati, o semplicemente disattesi.

Occorre d'altra parte considerare che una buona parte di innovazioni non ha bisogno di passare per l'universo della teoria di ricerca, mentre ciò che molti di noi intendono per innovazione è un progetto complesso, che consta di pa¬recchie componenti, e che comporta alcuni cambiamenti sostanziali nelle prassi educative e formative.

I cambiamenti modesti si differenzia¬no dalle grandi riforme nel grado piuttosto che nella natura; anche se i cambiamenti sono meno spettacolari, il loro cammino si afferma con l'esperien¬za e la pratica quotidiana, fino alla realizzazione, al consolidamento.

Allora i cambiamenti diventano isti¬tuzionalizzati, attraverso l'opera di di¬versi livelli (dalla produzione della conoscenza all'uso delle conoscenze) dei differenti team o staff (di trasmettito¬ri e di applicatori/verificatori). In tal senso le innovazioni di ieri divengono le procedure e i processi di domani.

Quando viene adottato un determina¬to modello di ricerca, sviluppo e diffu¬sione, in pochissimi casi gli esperti addetti ai lavori possono in effetti pro¬vare e dimostrare in tempi brevi che una nuova prati¬ca sia migliore delle altre finora usate.

In ipotesi tre modelli

Teoricamente secondo un primo modello, che potremmo definire “network”, la proposta di nuove prassi si configura dall'inizio come attendibile se si connota come ricca di collegamenti cioè quando i “produttori” di conoscenze sono formalmente legati a coloro che le diffondono i quali, a loro volta, le comunicano ai fruitori e questi ancora agli utenti finali. 

Tali legami successivi rendono più rapido ed effi¬ciente il processo d'innovazione e gli scarti sono misurabili e recuperabili.

Un secondo modello (a kilometro zero) ipotizza che la diffusione dell’innovazione passi da persona a perso¬na, per contagio, per trasmissione, per bloghismo culturale; gli scarti sono incontrollabili, in quanto il processo non è condotto deliberata¬mente, non segue alcun programma, è randomizzato e spesso condure a risultati ed esiti imprevedibili. 

Volonta¬rismo, motivazione, ma spesso improv¬visazione e carenza di fonti certe, sono le caratteristiche preminenti di tale secondo modello.

Un terzo modello (del tipo problem solving) è incentrato sulla circostanza secondo la quale l'innova-zione sia parte di un processo di soluzione di problemi scaturiti in ambito educativo o formativo che generano un articolato bisogno avvertito in ambito istituzionale che viene poi tradotto in una esposizione del problema e in una diagnosi e nelle conseguenti terapie. Ed è su questo che desideriamo soffermarci con un minimo di approfondimento.

Fabrizio Pellegrini ]]>
Mon, 23 Jan 2012 18:08:58 UTC
<![CDATA[ News - Quando la comunicazione diventa “tamarreide” ]]> “La nostra è certamente un’epoca d’incontinenza verbale
che fa confondere la produzione di parole con 
la comunicazione autentica”
(Stanislaw J. Lec – Poeta - 1909 – 1966)

L’incipit

Ho già avuto modo di citare in un altro dei miei “pdv” Stefano Bartezzaghi, giornalista, scrittore, laureato al DAMS (Discipline delle Arti, Musica e Spettacolo della Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Bologna) con Umberto Eco e dal 2010 docente di Semiotica dell'Enigma presso lo IULM - Libera Università di Lingue e Comunicazione di Milano.

Nel suo ultimo libro (Come dire – Galateo della comunicazione – Ed.Mondadori – 2011)
Bartezzaghi analizza alcuni degli spazi di comunicazione che la contemporaneità prevede ma che soffrono di una sorta di drammatica deregulation. Non basta inventare il media, si potrebbe parafrasare McLuhan. Ci vuole anche il messaggio giusto, da metterci dentro. E cosa vuol dire giusto? Vuol dire appropriato al contesto in cui si esprime.

L’autore passa poi in rassegna modi di dire, tic linguistici e mode culturali, vezzi e malvezzi pseudo-linguistici, e cerca di attualizzare alcuni precetti di buona educazione che abbiamo perso per strada man mano che i modi di comunicare cambiavano. Così, nel corso delle duecento pagine di questo eterogeneo vademecum, c’è spazio per alternare considerazioni sociologiche a aneddoti che vien voglia di leggere e rileggere.

Il telefono cellulare, ad esempio, è senz’altro cespite di malintesi, fraintendimenti e fonte inesauribile di pentimento da parte di chi ne fa un uso sconsiderato. Specialmente in ambito galante.
Ma anche la brevità epigrafica cui obbligano i limiti di lunghezza degli SMS è un fenomeno degno di essere studiato, con i cambiamenti che ha prodotto nella comunicazione spicciola fra le persone.

E’ da quando nel lontanissimo 1988, per gli allora Centri CONI di Avviamento allo Sport, misi giù con molta umiltà la dispensa “Formatori come e perché” che la dimensione della comunicazione didattica ha costituito per me uno degli aspetti nodali per chiunque a qualsiasi titolo pretende “d’insegnare qualcosa a qualcuno” magari a partire dalla semplice circostanza di comunicare con qualcuno. 
Ma qui siamo sul piano più generale della “comunicazione tout court” a proposito della quale v’invito a seguire la narrazione “testuale e verificabile” di quanto in materia di “nuove modalità e forme di comunicazione” mi è accaduto.

L’ accadimento 

Roma, giovedì 20 gennaio 2011, ore 10,45 a.m. arriva un sms sul mio telefonino da un numero che, peraltro senza occhiali, non riconosco. 

Era quello un periodo in cui attendevo una sospirata conferma per una delicata visita specialistica di controllo, e la messaggeria telefonica, assieme alla e-mail, era uno dei mezzi concordati per ricevere la conferma dalla struttura ospedaliera per un appuntamento; quindi in assoluta buona fede e certo si trattasse della comunicazione tanto attesa, e prima d’inforcare i mie occhiali, apro il messaggio per leggerlo. E leggo:

? – Amò sn francy ke fai ? 

Provo a chiamare il numero che appariva sul display e che ormai distinguo, per dire a “francy” che non sono io “amò” e che ha digitato il mio numero e non il numero di “amò”.

Rispondono subito, ma sento solo il rumore come di una classe in cui una prof. sta facendo lezione e non ricevo peraltro alcun riscontro vocale alla mia comunicazione. 

Immagino quindi che sia una studentessa che di nascosto dalla prof sta messaggiando il suo “amò”e mi faccio carico, malauguratamente e da nonno, di evitare ai due piccioncini amorosi eventuali “baruffe d’amore” e allora decido, ripeto malauguratamente, di messaggiare per avvertire “ l’amore di amò” dell’errore in cui era incorsa. Non l’avessi mai fatto !

Da qui la sequenza di messaggini emblematici di una “certa cultura”, di certi comportamenti ormai usuali e di una certa educazione … diciamo tanto per dire … delle giovani generazioni, nel caso specifico, femminili.

Mi preme precisare, come si potrà evincere dalla trascrizione del messaggio, che ho peraltro gelosamente conservato, che la mia totale disabitudine a messaggiare secondo i recenti canoni linguistici in uso tra le giovani generazioni, mi porta ad usare un linguaggio per così dire “aulico e obsoleto” rispetto a quelli d’uso corrente. Comunque e dando del lei a “francy” … 

Risposta mia – Scusi ma lei è sicura che io sono “amò” ?
Francy – ke vuoi dire ?
Io – E’ sicura che io sia la persona che cerca ?
Francy – Amò ma ke vuoi dire ?
Io – Volevo dire se si è accorta che il numero che ha digitato è sbagliato ?
Francy – Scusa ma ki czz sei ?
Io – Volevo solo dirle che ha sbagliato numero.
Francy . Mi dici ki czz sei ?
Io – Credo che adesso lei stia esagerando.
Francy – Senti ki czz ti conosce !

Riprovo a chiamare e dopo qualche squillo alla risposta comunico che sta continuando a sbagliare numero. In sottofondo il solito casino in classe con prof che strilla … Basta … seguito da un colpo battuto sulla cattedra !
A questo punto, confesso con un leggero senso di disgusto non tanto per il linguaggio di “francy” quanto per la sua pervicace stupidità, spengo il telefonino.

Quando riaccendo il telefonino dopo circa una ventina di minuti, mi arrivano in sequenza i seguenti messaggini:

Francy – Senti dimmi ki czz sei
Francy - Senti ki czz sei 
Francy – Cmq cancella il mio num veloce !
Francy – Hai capito ? Xxxl strnz !

Per concludere

E che si può volere di più dalla vita. A parte l’uso smodato da parte di “francy” dell’intercalare riferito all’anatomia maschile… mi sa tanto che me la sono proprio cercata anche se, come direbbero proprio i giovani oggi, spero tanto che malgrado tutto “francy” stia ancora con il suo “amò” e magari abbia scelto, dopo un anno ch’è trascorso, d’essere più “scialla” (n.b. ai miei tempi studenteschi avremmo detto “manza”) altrimenti io sento proprio che “non ce la posso fare”… a capire.

Si, insomma non ce la faccio a comprendere l’intolleranza, l’arroganza, l’ignoranza, la mala educazione, la mancanza di razionalità che avrebbe dovuto portare “francy” a considerare la possibilità d’avere sbagliato numero e quindi di riconoscere il proprio errore e magari di chiudere subito la vicenda con un semplice “ stai sciallo zio non t’accollà”. Ma forse oggi è chiedere troppo.

Bella zio, bella fratè !

Fabrizio Pellegrini ]]>
Fri, 13 Jan 2012 12:16:46 UTC
<![CDATA[ News - Gli schemi motori: programmi generatori di abilità - quarta e ultima puntata ]]> Attività per blocchi o per variabili

Resta, ma non è l’ultimo degli interrogativi, da dirimere la questione non tanto del cosa ma del come in termini di organizzazione e sequenze nella didattica. Da una parte possiamo considerare l’attività per blocchi e dall’altra quella per compiti variabili, con viva preghiera di contestualizzare quanto di seguito riferendolo intanto alla fascia mini che va dagli 8 agli 11 anni.

Supponiamo che, con riferimento alla nostra programmazione educativo-didattica, in un determinato numero di incontri i nostri allievi debbano apprendere i traguardi di competenze riferibili ai fondamentali di palleggio, passaggio e tiro tali che consentano loro di giocare a minibasket.

Un approccio abbastanza usuale e condiviso per inveterata abitudine didattica, spesso tramandata oralmente, vuole che si debba dedicare un certo lasso di tempo ed un corrispondente tipo di esercitazioni per il palleggio, per poi passare al tempo e agli esercizi per il passaggio, e quindi a quelli per il tiro. Questo approccio viene in didattica definito come “esercitazione per blocchi” e ci viene detto che essa è efficace in quanto consente agli allievi di concentrarsi ininterrottamente sull’esecuzione di ogni compito motorio, così da poter acquisire, perfezionare e, se necessario correggere una singola classe di abilità, prima di passare alla seguente.

Viceversa un altro tipo di approccio vuole che nel corso delle diverse sedute di attività, si possano eseguire compiti diversi, anche nel corso di singole sedute, variando i compiti, passando da una tipologia di attività all’altra, proponendo semmai lo stesso compito in forma variata. E’ questo l’approccio definito come “esercitazione per compiti variabili”.
Anche in questo caso gli estimatori ci dicono di buoni livelli d’efficacia e di maggiore valorizzazione della dimensione cognitiva, rispetto a quella funzionale.
Ma quali sono gli effetti dell’applicazione di questi due diversi modelli di esercitazione (per blocchi e per compiti variabili) sull’apprendimento dei fondamentali ? Potrebbero non essere quelli che vi aspettate.

Sorpresa

Numerose ricerche e test di campo, hanno prodotto risultati molto sorprendenti che sembrano contraddire i modelli di esercitazione maggiormente utilizzati.

J.B. Shea e R.L. Morgan ( in “Acquisition and transfer of a motor skill” – 1979 – Human Learning) hanno condotto una ricerca di campo i cui risultati hanno evidenziato che c’era un apprendimento superiore in termini sia quantitativi che qualitativi quando una serie di esercitazioni venivano svolte in forma variata, anziché per blocchi.

Questi risultati sono stati più volte riscontrati e confermati in altre ricerche ed esperimenti, sia in laboratorio che in campo secondo protocolli molto rigorosi (cfr. Lee, Magill, Wiberg, Goodmann in Differing perspectives in motor learning – 1985 – Franks EDS - nonché B. Nichols in Moving and Learning – Mosby College Publishing – 1995 – Boston – et alii).

Quando si dice … il cognitivo.

L.J. Cuddy e L.L. Jacoby (in “Analysis of repetition effects” – 1992 - Journal of behavior leaning- ) hanno peraltro proposto un esempio matematico della differenza fra esercitazione per blocchi e esercitazione in situazioni di variabilità che, trattandosi in ambedue i casi di processi cognitivi, è analogo all'ipotesi esplicativa nel caso dell'effetto che avviene nell'apprendimento motorio.

Supponete che ad un bambino di dieci anni venga chiesto d’imparare a computare a mente una serie di divisioni; le tre operazioni che viene richiesto di eseguire durante l'esercitazione sono: 21:7, 18:2 e 12:4.

Se utilizzassimo una didattica organizzata per blocchi, l'insegnante potrà chiedere quanto fa 21:7 e l’alunno cercherà di risolvere l'operazione, arrivando al risultato, che è 3. Inoltre se l'insegnante chiedesse nuovamente di risolvere la divisione 21:7, il bambino ricorderà semplicemente la risposta appena data, cioè 3, senza ripercorrere l'elaborazione mentale che aveva utilizzato la prima volta per generare la soluzione della divisione.

Questa ripetizione della stessa soluzione continuerebbe a aver luogo tutte le volte in cui il bambino si troverà nella condizione di dover risolvere l'operazione 21;7. e la sua prestazione in termini logico-matematici sarebbe sostanzialmente perfetta perché il bambino non avrà da fare altro che ripetere ogni volta lo stesso risultato ormai memorizzato. In fondo se ci pensiamo bene è il medesimo meccanismo che genera la “cantilena” delle famigerate “tabelline a memoria”.

Viceversa se l’insegnate volesse utilizzare una didattica in condizioni di variabilità di compiti, verrebbe richiesto di risolvere l'operazione 21:7 = 3 e, di seguito, l'operazione 18:2 = 9 e quindi l'operazione 12:4 =3.

Dopo di ciò potrebbe essere richiesto nuovamente di eseguire le operazioni 18:2 o 21:7 oppure 12:4 di cui, a quel punto, potrebbero anche essere stati dimenticati i risultati. Perciò ci si troverebbe ad essere costretti a ripetere ancora una volta il processo di soluzione.

Le nostre prestazioni logico-matematiche migliorerebbero molto più lentamente, e con un livello maggiore di difficoltà, che se avessimo appreso le divisioni secondo le modalità dell'esercitazione per blocchi, mentre invece l'apprendimento e la ritenzione a lungo termine ne risulterebbero potenziati perché saremo stati costretti a trovare la soluzione delle diverse operazioni per un maggior numero di volte. Quindi ne risulterà un livello di apprendimento più significativo, differenziato e trasferibile.

Come sintesi si potrebbe dire che un conto è memorizzare cifre e risultato e un altro conto è memorizzare una procedura di calcolo, cioè il processo cognitivo. Insomma se penso alle già citate e inveterate “tabelline a memoria” mi viene in mente la memorizzazione di cifre e risultati, mentre se penso al calcolo multibase sono certo di riferirmi alla comprensione e alla ritenzione di processi logico-matematici dove il cognitivo attivo la fa da padrone rispetto alla memoria.

Epilogo

J.B.Shea e S.T. Zimny ancora (in “Memory and control of action” -1993 - R.A. Magil Ed.) hanno interpretato gli effetti positivi dell'esercitazione in condizioni di variabilità, in termini di accresciuta significatività e differenziazione dei movimenti, in quanto essi sostengono che, quando gli individui passano da un compito all'altro durante una sessione di esercitazione variata, essi iniziano a individuare le peculiarità dei diversi compiti, rendendone più pregnante la memorizzazione a lungo termine. Esperienze significative e ricordi più densi di significato o più differenziati sono probabilmente più duraturi, e perciò più facilmente recuperabili dalla memoria, per essere usati in momenti successivi.

Da parte sua,m il fisiologo russo N.I. Bernshtein (cfr. “Principi di neurofisiologia del movimento umano” – 1967) noto soprattutto per aver contribuito a comprendere le basi neurologiche dell’apprendimento, a proposito dei temi da noi trattati si è espresso come segue: “ Il complesso processo di attività dirette ad acquisire nuove abilità motorie, consiste essenzialmente nel cercare e nel trovare gradualmente le soluzioni appropriate per risolvere i differenti problemi motori che ci si rappresentano. Per questo motivo l’efficacia dell’esercitazione consiste non tanto nel risolvere sempre allo stesso modo un medesimo problema motorio quanto nel risolvere anche lo stesso problema motorio più volte, ma sempre in maniera diversa.”

Per noi il breve tragitto attorno al rapporto tra schemi motori e abilità sportive, si ferma per adesso qui. Ma vi assicuro che è solo una fermata intermedia perché il viaggio in realtà sarebbe lungo assai e non è detto che prima o poi non valga la pena di riprenderlo. Per chi ne avrà voglia e piacere ci sarà sempre posto. Gli altri quelli abituati a conoscere, ragionare ed agire per approssimazione, sentito dire e leggende metropolitane, sono pregati semmai di scendere.

Tranquilli, state pur certi che non si resta a piedi. Ci sarà sempre un mezzo di trasporto della nota compagnia “Kezzenger & C.” dove il biglietto costa sempre lo stesso prezzo (6 kezzenger e dieci centesimi di kezzenger) anche perché il viaggio di recente è sempre lo stesso, tra due note località della provincia di Papalla. Una si chiama “Penetro”, l’altra “Scarico”.
Insomma “Penetro e Scarico” all’andata e al ritorno, come i pendolari che vanno e tornano dal lavoro. Che poi a pensarci bene, se non sapessimo che si tratta di pallacanestro, stà cosa del “penetro e scarico”, non so a voi ma a me, pur non avendo più l’età, almeno come vago ricordo mi fa venire in mente nà cosa … un tantinello … strana. Ma è solo un attimo, poi passa.

Ancora e per tutto l’anno un augurio di salute e serenità e se volete, alla prossima.

Fabrizio Maria Pellegrini



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Sat, 7 Jan 2012 13:11:34 UTC
<![CDATA[ I corsi insegnanti - Corso di Aggiornamento Insegnanti Scuole Primarie e Secondarie di Primo Grado ]]> Con la presente si comunica che il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca – Dipartimento per l'Istruzione - Direzione Generale per il Personale della Scuola ed il CONI Ufficio Territorio e Promozione dello Sport, con comunicazione del 30/11/2011, prott. nn. 0006586/11 e 0006587/11, hanno autorizzato la Federazione Italiana Pallacanestro ad organizzare un Corso di Aggiornamento di “EasyBasket e Minibasket” di 1° livello, un corso di secondo livello di “Easybasket e Minibasket” di 2° livello, riservati a docenti C.T.I. delle Scuole Primarie Statali e un corso di aggiornamento “Easybasket Senior” riservato agli Insegnanti di Educazione Fisica delle Scuole Secondarie di Primo Grado. ]]> Thu, 15 Dec 2011 13:16:55 UTC <![CDATA[ News - Francesco Cuzzolin “in cattedra” alla Scuola Universitaria Interfacoltà in Scienze Motorie dell’Università degli Studi di Torino ]]> Grande successo del Seminario tenuto il 2 dicembre alla Scuola Universitaria Interfacoltà in Scienze Motorie dell’Università degli Studi di Torino da Francesco Cuzzolin, preparatore fisico della nazionale italiana di pallacanestro ed ex preparatore fisico dei Toronto Raptors.

Il prof. Cuzzolin ha parlato di preparazione fisica negli sport di squadra, della figura del Preparatore Fisico e delle nuove tendenze nell'allenamento nei giochi sportivi di fronte a oltre 400 studenti e docenti della SUISM, tra cui il prof. Gaudino preparatore atletico della nazionale italiana di calcio campione del mondo nel 2006 e il prof. Camolese allenatore di calcio con trascorsi su panchine prestigiose quali quelle del Torino e del Livorno.

A far gli onori di casa nel campus SUISM di Leini è intervenuta la prof.ssa Robecchi, presidente della SUISM di Torino.

L’iniziativa, realizzata grazie all’impegno del prof. Moisè, responsabile della preparazione fisica del settore squadre nazionali femminili giovanili, con la collaborazione della prof.ssa Caire, Formatrice nazionale e membro del consiglio direttivo scuola FIP e del prof. Chieppa, consigliere Nazionale del CNA, tutti docenti della SUISM, conferma l’impegno della Federazione verso il mondo accademico. ]]>
Tue, 6 Dec 2011 11:42:29 UTC
<![CDATA[ Corsi provinciali per insegnanti - corsi di aggiornamento EasyBasket per Insegnanti della Scuola Primaria ]]> ]]> Tue, 4 Oct 2011 13:32:37 UTC <![CDATA[ Documentazione - Ecco il Vademecum Scuola Fip Settore GMS 2011-2012. Scaricalo in formato .pdf ]]> Eh già … siamo ancora qua … quelli che il Vademecum Scuola FIP è utile, anzi utilissimo. Eccoci ancora sul pezzo come ad ogni incipit di anno scolastico, con il nuovo VadeScuola 2011-2012, disponibile sul sito FIP al link della Scuola.

E grazie ancora “Lucius” (al secolo Lucio Bortolussi) da quest’anno prof.pensionato che, per festeggiare (si fa per dire) il pensionamento ha redatto un Vade con i link che rimandano con un click direttamente ai capitoli e agli argomenti a partire dal sommario.

Il formato è il .pdf scaricabile e stampabile e con ciò l’invito a diffonderlo sia in elettronico che in cartaceo. Ancora la settimana scorsa in un’occasione informale un formatore un tantinello addietrato in fatto di scuola ci chiedeva una certa cosa. Io ho detto che se scaricava il Vademecum Scuola dal sito della FIP ci trovava tutto quello che gli serviva.

“ Ma perché la FIP ha un Vademecum Scuola ? E da quando ? ”

Da oggi, Ciccio, da oggi !

Eh già … siamo ancora qua … noi del Settore Scuola della FIP.
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Tue, 20 Sep 2011 13:23:48 UTC
<![CDATA[ Giochi Sportivi Studenteschi - Circolare Ministeriale relativa ai Giochi Sportivi Studenteschi 2011-2012 ]]> Riceviamo in punto dal CONI e pubblichiamo sul nostro sito federale la circolare del MIUR ed il Regolamento Tecnico dei Giochi Sportivi Studenteschi 2011-2012 che riguardano gli allievi delle Istituzioni Scolastiche d’Istruzione Secondaria di Primo e Secondo Grado, per intenderci le scuole medie e superiori.

Il Settore Scuola della FIP è a disposizione per eventuali chiarimenti.

Ulteriori info al sito www.istruzione.it ]]>
Thu, 22 Sep 2011 11:10:41 UTC
<![CDATA[ News - Il Calendario Scolastico Nazionale ]]> In allegato il Calendario Scolastico Nazionale. ]]> Sat, 10 Sep 2011 18:22:46 UTC <![CDATA[ News - Basket3 2011. Ecco i vincitori! ]]> Ecco i vincitori del B3 2011 di Pesaro!
Inferiori femminili:scuola media Vinciguerra di Anagni (fr);
Inferiori maschili: Istituto Comprensivo Purificato di Roma;
Superiori femminili: Liceo Brocchi di Bassano del Grappa(vi);
Superiori maschili:Liceo Diaz di Caserta

Ufficio Stampa Fip ]]>
Sun, 5 Jun 2011 09:19:56 UTC
<![CDATA[ News - Grande successo al Clinic Regionale “EASYBASKET: un Minibasket più Easy” a Caltanissetta ]]> Si svolge a Caltanissetta, il 17 e 18 maggio, in contemporanea con la Finale Nazionale Under 19 Femminile, il Clinic Regionale “EASYBASKET: un Minibasket più Easy”.

“Il Clinic ha riscosso un grande successo - ha affermato Maurizio Cremonini, Responsabile Tecnico Settore Minibasket della Federazione Italiana Pallacanestro - sono più di 150 gli iscritti tra allenatori e formatori. Siamo molto contenti”.

Il Clinic prevede una parte teorica, presso l'Aula CONI di Via Don Minzoni, e una pratica, presso il PalaCannizzaro. Relatori del corso di formazione, Maurizio Cremonini, Fabrizio Pellegrini, Vice Presidente del Settore Scolastico della FIP, Valeria Puglisi, Responsabile Minibasket della Regione Sicilia, Giuseppe Lanzerotti, Coordinatore Tecnico Territoriale della Sicilia, Crocifisso La Cognata, Membro della Commissione Regionale Minibasket e Formatore Nazionale, Giovanni Russo e Massimo Sigillo, Formatori Nazionali.

In apertura di Clinic, il saluto di Eugenio Crotti, Presidente del Settore Giovanile Minibasket e Scuola, e Paolo Abate, Presidente FIP Caltanissetta.

Il Clinic dà diritto all'acquisizione di 12 crediti,

In allegato il programma completo del Clinic.

Ufficio Stampa Fip
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Mon, 16 May 2011 22:45:27 UTC