<![CDATA[ Rubrica - Punti di vista del sito Scuola - FIP ]]> Fri, 10 Feb 2012 03:45:46 UTC <![CDATA[ Honny soit qui mal y pense - prima puntata ]]> “La scuola elementare, che ha per compito la promozione della prima alfabetizzazione culturale, favorisce l'acquisizione di tutti i fondamentali tipi di linguaggio… Omissis … Nel promuovere tali attività essa, mentre considera il movimento, al pari degli altri linguaggi, totalmente integrato nel processo di maturazione dell'autonomia personale, tiene presenti gli obiettivi formativi da perseguire in rapporto a tutte le dimensioni della personalità.”
(Dai N.P. Ministeriali del 1985 di cui al D.P.R. n.104/85 pubblicato sulla GU n.76 del 29 marzo 1985)

In premessa
Quanto di seguito, peraltro distribuito in tre corpose puntate, non suoni neppure lontanamente come intromissione neanche per “assonanza cacofonica” con attuali iniziative che hanno a che fare con il termine “alfabetizzazione motoria”. Voglio dire che essendo stato il sottoscritto nel lontano 1985 uno degli estensori del citato testo di legge per quanto attiene “la motoria”, di quell’espressione, ne conosco bene la genesi, l’epistemologia e l’esegesi, ragion per cui di tutto parlerò tranne che “dell’altrui vicende” e l’argomento verrà trattato come si conviene nel ristretto ambito della dimensione pedagogica del termine.
Lo stesso valga per l’altra allocuzione altrettanto nota che va sotto il generico nome di “giocosport” e che sempre nei Programmi dell’85 fu “inventata” da chi scrive senza immaginare all’epoca il successo e la “longevità” dell’idea primigenia. A beneficio di chi volesse approfondire la materia, l’Archivio di Stato ne è custode istituzionale.

Diversi anni or sono, quando esisteva ancora la Divisione Attività Didattica della Scuola dello Sport del CONI, a noi Docenti Aggiornatori della Didattica che ci occupavano della formazione e dell’aggiornamento dei formatori e non solo, era offerta la ghiotta occasione di partecipare a conferenze e seminari, coordinati da Renato Manno e Giorgio Carbonaro, nei quali intervenivano relatori di fama internazionale, quali – per citarne solo alcuni - Hahn, Harre, Vygotskij, Malina, Dal Monte, Bellotti, e via discorrendo.
In una di queste occasioni il relatore di spicco era il Prof. Maurice Pieròn, uno dei maggiori esperti europei in ambito di scienze motorie, fisiche e sportive, già docente di Teoria e Metodologia dell’Insegnamento presso l'Univesità di Lovanio in Belgio e oggi docente della stessa materia presso l’Institute Superieur d’Education Physique de l’Université de Liège.
Di lui, tra gli altri testi di cui è stato autore, è noto nel nostro Paese quello con il titolo “Metodologia dell'insegnamento dell'educazione fisica e dell'attività sportiva” appartenente alla favolosa ed indimenticabile Collana CAS (una ventina di volumi in tutto) edita dalla Società Stampa Sportiva di Roma.

Nel corso di uno dei seminari all’Acquacetosa ad una domanda precisa di uno dei colleghi presenti, Maurice Piéron, sostenne che all'educazione motoria, fisica e sportiva si vogliono affidare troppi compiti: “Le si attribuiscono troppe virtú: sviluppare processi cognitivi, l'autonomia, la sicurezza, il coraggio, le virtú del cittadino, le abilità sportive, e via correndo.” e giustamente egli evidenziava come nella serie delle finalità e degli obiettivi che vengono attribuiti all'educazione fisica e motoria, ve ne sono molti che “risalgono a responsabilità collettive della scuola, della famiglia e della società”.

Nello specifico disciplinare altri invece sono gli obiettivi e i traguardi specifici propri di tale ambito educativo; e sono questi che occorrerebbe estrapolare, evidenziare e tenere nel dovuto conto.

Nel più o meno recente passato ci sono state interpretazioni e opinioni diverse che hanno attribuito all'educazione motoria, fisica e sportiva tutto o il contrario di tutto in termini di finalità e obiettivi educativi, forse meglio dire in termini d'intenti pedagogici: obiettivi operazionali, esiti interdisciplinari, obiettivi comportamentali, per fare solo alcuni esempi.

S’è ritenuto in un determinato contesto socio-culturale che “talune nuove tendenze” potessero in certo qual modo nobilitare o valorizzare l'educatore fisico come colui che si occupa, non solo del fisiologico, del funzionale ma anche, e io dico purtroppo talvolta maldestramente, dell'intellettuale, del mentale, del cognitivo, dell’emotivo, ecc.
E qui scattano quelle che, opportunamente, Pièron chiama “responsabilità dell'insegnante di educazione motoria, fisica e sportiva” che poi altro non sono che i comportamenti e le azioni che sottendono il conseguimento degli obiettivi disciplinari da perseguire ad esempio sul piano funzionale, sullo sviluppo degli schemi motori e delle capacità motorie e sull'acquisizione di abilità e di competenze motorie e sportive.
Rispetto alla dimensione epistemologica propria della materia, anche chi insegna “la motoria” ha le medesime responsabilità deontologiche e professionali, per cui se in ambito logico matematico, linguistico, grafico, musicale, ecc. sussistono obiettivi specifici chiaramente definibili in termini di capacità da sviluppare, di abilità da apprendere, di competenze da acquisire, lo stesso si configura nel nostro ambito.
Ciò non significa sostenere una visione prevalentemente monodisciplinare dell’acquisizione di competenze; se il tempo non è passato invano, è ridondante oramai sottolineare il legame tra sviluppo di capacità motorie e acquisizione di abilità motorie e intelligenza o tra cognitivo e apprendimenti motori in generale, ovvero sulla permeabilità e trasferibilità delle competenze.
È semmai il caso di ribadire che l'apprendimento di valori morali, ad esempio, o di capacità relazionali interpersonali, non sono compiti esclusivi e totalizzanti dell'educazione motoria; essi costituiscono semmai una corresponsabilità comune a tutti gli ambiti, trattandosi di un finalità educative interdisciplinari; e ciò indifferentemente sia che ciascun ambito venga affidato a insegnanti diversi o meno, com'è appunto nella scuola primaria o nella secondaria di primo grado.
Alfabeti, linguaggi, capacità e abilità costituiscono le competenze pluridisciplinari da far acquisire nella scuola primaria per costruire l'unicità, l'irripetibilità della persona.
Sia nella premessa generale che in tutto il contesto dei programmi dell’85, ad esempio, è possibile riconoscere l'educazione e la tensione al conseguimento di una competenza plurima, come uno dei punti nodali delle indicazioni ministeriali.

Nello specifico, l'educazione a tutti i tipi di linguaggio costituisce una delle finalità istituzionali di tutta la scuola che dovrà tendere perciò a far conseguire agli alunni livelli congruenti di conoscenza e competenza dei fondamentali linguaggi (alfabetizzazione di base).
Si afferma inoltre che le attività che ne caratterizzano il compito dovranno configurarsi come occasione, intenzionalmente programmata e realizzata, di promozione della acquisizione, assieme agli altri, anche del linguaggio motorio.
Per estensione tale concetto di alfabetizzazione motoria deve intendersi secondo due dimensioni significative e fondanti:
- la dimensione culturale;
- la dimensione strumentale.
Ed è proprio di questo che parleremo nel prossimo incontro.

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Fabrizio M. Pellegrini


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Fri, 3 Feb 2012 09:21:51 UTC
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Seconda parte ]]> ]]> Fri, 17 Dec 2010 13:59:08 UTC <![CDATA[ <a href="http://www.fip.it/News.asp?IDNews=3128">L’emozione, la scoperta, il gioco: oltre le parole. Prima parte ]]> ]]> Fri, 10 Dec 2010 13:58:21 UTC <![CDATA[ <a href="http://www.fip.it/News.asp?IDNews=3093">Bambini e minibasket: la libertà e le regole del gioco - seconda parte ]]> ]]> Fri, 3 Dec 2010 13:57:42 UTC <![CDATA[ <a href="http://www.fip.it/News.asp?IDNews=3092">Bambini e minibasket: la libertà e le regole del gioco - prima parte ]]> ]]> Fri, 26 Nov 2010 13:57:05 UTC <![CDATA[ <a href="http://www.fip.it/News.asp?IDNews=3071">A “sproposito” di competenze e tre : chi sa cosa ? ]]> ]]> Fri, 19 Nov 2010 12:56:35 UTC <![CDATA[ <a href="http://www.fip.it/News.asp?IDNews=3060">A “sproposito” di competenze e due: intanto viva “la gricia” ! ]]> ]]> Fri, 12 Nov 2010 15:23:16 UTC <![CDATA[ <a href="http://www.fip.it/News.asp?IDNews=3049">A “sproposito” di competenze: qualcosa in più di un modesto “punto di vista” ]]> ]]> Fri, 5 Nov 2010 20:20:04 UTC <![CDATA[ <a href="http://www.fip.it/News.asp?IDNews=3024">L’angolo retto e il tiro a canestro ]]> ]]> Fri, 29 Oct 2010 09:43:22 UTC <![CDATA[ <a href="http://www.fip.it/News.asp?IDNews=3017">Uno, nessuno e centomila ]]> ]]> Fri, 22 Oct 2010 08:09:55 UTC <![CDATA[ <a href="http://www.fip.it/News.asp?IDNews=3011">L'Alguer: ciutat Català de Sardenya. 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Alghero: città Catalana della Sardegna - prima parte ]]> ]]> Fri, 8 Oct 2010 20:32:51 UTC <![CDATA[ <a href="http://www.fip.it/News.asp?IDNews=2987">Minibasket: le ragioni d’una scelta culturale tra vision e mission ]]> ]]> Sat, 2 Oct 2010 14:23:03 UTC <![CDATA[ <a href="http://www.fip.it/News.asp?IDNews=2979">Dare senso e valore all’appartenenza ]]> ]]> Thu, 23 Sep 2010 22:40:17 UTC <![CDATA[ <a href="http://www.fip.it/News.asp?IDNews=2963">Punti vista … siamo già “alla stagion dell’uva” - seconda e ultima parte ]]> ]]> Fri, 17 Sep 2010 20:25:46 UTC <![CDATA[ <a href="http://www.fip.it/News.asp?IDNews=2962">Punti vista … siamo già “alla stagion dell’uva” - prima parte ]]> ]]> Fri, 10 Sep 2010 15:50:54 UTC <![CDATA[ <a href="http://www.fip.it/News.asp?IDNews=2801">Punti di vista … in vacanza ? ]]> ]]> Fri, 23 Jul 2010 16:37:26 UTC <![CDATA[ <a href="http://www.fip.it/News.asp?IDNews=2767">Da “ Le Cyrano de Bergerac” – Commedia in 5 atti di Edmond Rostand ]]> ]]> Sat, 17 Jul 2010 14:24:40 UTC <![CDATA[ <a href="http://www.fip.it/News.asp?IDNews=2727">Minibasket…lassù per le montagne…tra boschi…e valli d’or…! ]]> ]]> Fri, 9 Jul 2010 14:27:31 UTC <![CDATA[ <a href="http://www.fip.it/News.asp?IDNews=2690">In principio era il minibasket (tutta una parola senza il trattino tra mini e basket) ]]> ]]> Fri, 2 Jul 2010 09:13:39 UTC <![CDATA[ <a href="http://www.fip.it/News.asp?IDNews=2658">Sport giovanile: genitori o procuratori? (Seconda parte) ]]> ]]> Fri, 25 Jun 2010 09:16:27 UTC <![CDATA[ <a href="http://www.fip.it/News.asp?IDNews=2636">Minibasket: genitori o genitorialità ? (prima parte) ]]> ]]> Tue, 22 Jun 2010 09:17:33 UTC <![CDATA[ <a href="http://www.fip.it/News.asp?IDNews=2621">Quando lo sport si fa scuola ? ]]> ]]> Sat, 12 Jun 2010 17:43:57 UTC <![CDATA[ <a href="http://www.fip.it/News.asp?IDNews=2601">Attività sportive giovanili: l'etica tra scienze e complessità ]]> ]]> Fri, 4 Jun 2010 12:19:36 UTC <![CDATA[ <a href="http://www.fip.it/News.asp?IDNews=2555">Sport Giovanile & Pedagogia ]]> ]]> Fri, 28 May 2010 10:22:51 UTC <![CDATA[ <a href="http://www.fip.it/News.asp?IDNews=2531">Da Valdarno con onore ]]> ]]> Fri, 21 May 2010 11:34:53 UTC <![CDATA[ <a href="http://www.fip.it/News.asp?IDNews=2499">Quelli che...saranno educatori Easybasket (alcune annotazioni circa le loro competenze</a> ]]> ]]> Tue, 11 May 2010 09:10:43 UTC <![CDATA[ <a href="http://www.fip.it/News.asp?IDNews=2475">In terra di Puglia, a Trani, un laboratorio aperto per EasyBasket</a> ]]> ]]> Fri, 30 Apr 2010 21:21:35 UTC <![CDATA[ <a href="http://www.fip.it/News.asp?IDNews=2454"> Sport dei bambini e sport degli adulti: distinzioni e separatezze</a> ]]> ]]> Thu, 22 Apr 2010 22:25:03 UTC <![CDATA[ <a href="http://www.fip.it/News.asp?IDNews=2400">Chi fa cosa: report delle azioni, delle iniziative e dei progetti del Direttivo Scuola della FIP</a> ]]> ]]> Thu, 1 Apr 2010 07:21:00 UTC <![CDATA[ Intellettuali & Sport: alla ricerca di senso ]]> In una delle Bustine di Minerva pubblicate su "l’Espresso" e raccolte in un apprezzato libro edito da Bompiani, Umberto Eco scrive che il primo dovere degli intellettuali è quello di saper tacere quando è il momento, ma è anche quello di alzare il tono della voce quando l’indignazione si fa strada.

Ora io non so se sono un intellettuale dello sport, oppure un insegnante, o un istruttore, o un consulente, o un esperto, o semplicemente un cittadino, oppure sono tutte queste cose messe insieme; so solo che la mia indignazione comincia a prendere corpo.

Questa indignazione determina la necessità di alzare il tono della voce, di essere rigoroso, di richiamare le dirigenze e gli esponenti istituzionali all’etica delle responsabilità in una realtà sociale però in cui essa non è una delle virtù nazionali; e lo sport non fa eccezione a questa deprecabile abitudine allo scaricabarile a non riconoscersi nei propri doveri piuttosto che nei privilegi e che conta numerosi affezionati adepti, parecchi praticanti e tantissimi aspiranti.

A questo proposito mi piace ricordare che sulla scrivania del suo studio al Palazzo H l’allora Presidente del CONI Mario Pescante, di cui mi onoro d’essere stato consulente scuola per un quadriennio, teneva in bellavista un oggetto in legno sui cui campeggiava la scritta “QUI TERMINA LO SCARICABARILE”. M’è sempre sembrato un simpatico, ma perentorio richiamo alle responsabilità di ciascuno.

E a proposito di sport, nell’ambito di quello educativo e giovanile esistono nuove e vecchie culture consolidate che costituiscono a pieno titolo “intelligenze“ da valorizzare e non da contrastare a priori e che chiedono d’essere riconosciute come tali.

Oggi invece di confrontarsi, misurarsi, contarsi, si assiste ad una sorta di gioco al massacro, una specie di tutti contro tutti, un po’ alla maniera del tormentone becero del “grande fratello” o “dell’isola dei famosi”. Ma poi famosi perché, non si sa bene.

Comunque, nel presentare la realtà sportiva educativa e giovanile il denominatore comune delle parti, delle agenzie, delle istituzioni, è costituito da una sorta di daltonismo manipolatorio della realtà. Ne esce vincitrice la colorazione che se ne dà, ovvero l’interpretazione daltonica della stessa, piuttosto che la sua sostanza e la sua condizione sistemica.

Purtroppo gli effetti del diffuso e pervasivo daltonismo manipolatorio della realtà (che si badi bene non appartiene a parti politiche o ideologiche ma che è trasversale) depotenziano le intelligenze, le volontà e le scelte che diventano funzionali all’inerzia, alla conservazione, alla restaurazione. In un quadro del genere ci si avvia ad essere desolatamente scoloriti e uniformemente bolsi, incapaci inoltre di cogliere qualsiasi stimolo verso l’etica delle responsabilità.

Ad essere diventate daltoniche sono un po’ tutte le intelligenze rappresentative delle diverse istituzioni connesse allo sport e a quello educativo e giovanile in particolare che mostrano ormai gli stessi limiti di sterile autoreferenzialità.

Altro elemento di comune connotazione è che esse non solo non sono più in grado di riconoscere e interpretare la realtà sportiva educativa e giovanile, ma pretendono anche di rappresentarla facendo sempre volentieri a meno dell'etica delle responsabilità, rappresentando di fatto soltanto se stessi ed i propri interessi.

D’altra parte senza più nessun controllo sociale vince la logica del recinto, che poi è quella degli steccati, in altre parole quella dei tanti fondamentalismi, del sempre più pervasivo negazionismo, che rifiutano a priori ogni memoria, ogni contaminazione, ogni confronto, ogni integrazione, ogni tentativo di far confluire le diversità in progetti che abbiano senso e facciano sistema.

Nel nostro ambito, quello dello sport educativo e giovanile, possiamo accettare i tanti recinti, i molti fondamentalismi, le troppe approssimazioni degli esperti di complemento, senza che ci sia più un DATORE di senso e di etica ? La risposta dovrebbe essere un secco, inequivocabile e definitivo NO.

Ma purtroppo allo stato dell’arte, non si può che prendere atto del fatto che il senso prevalente nel nostro tempo è dato dalla separatezza, dai recinti, dall’esclusione, dai fondamentalismi, dalla propensione individuale e collettiva allo scontro e alla contrapposizione, ai veti incrociati, lontani ormai anni luce da ogni interesse sociale, dal partenariato, dalla cooperazione, dai principi d’inclusione e da ogni stimolo alla mobilitazione delle residue intelligenze istituzionali e dei liberi pensatori; seppure percepiti ed additati come “vox clamans in deserto”.

Vale, vale erga omnes !

Fabrizio M. Pellegrini
Vice Presidente Settore Scuola ]]>
Fri, 26 Mar 2010 13:04:41 UTC
<![CDATA[ Disabili: diversamente abili o diversamente competenti? ]]> L’interrogativo contenuto nel titolo non vuole sollevare una semplice disputa terminologica, ma desidera aprire un primo confronto di sostanza relativamente agli approcci etici, valoriali, scientifici e metodologici rispetto le disabilità e le persone che ne sono portatrici.

La preoccupazione sul piano etico e valoriale è che non si faccia nulla di utile sostituendo il termine disabile con quello di diversamente abile, se non quella stessa cosa che si fa sostituendo negro con nero o di colore (quale?), ovvero sostituendo zingaro con nomade: questo non fa scomparire il razzismo e le sue ripercussioni sociali, così come il termine “diversamente abile” non cancella la disabilità o la situazione e la relazione che purtroppo molti disabili soffrono, a partire dalla stessa percezione che i così detti normodotati hanno della disabilità e delle persone disabili.

Se poi le parole vogliono avere un potere di evocazione o una reale funzione di "ammonizione etico-morale", allora ci si può provare; a maggior ragione se s’intraprendono azioni di formalizzazione di percorsi per operatori sportivi per disabili, possibilmente diversamente configurati rispetto al passato, ci piacerebbe riflettere un po' di più sulla questione.

L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha proposto a suo tempo le definizioni che seguono da cui prendiamo le mosse per una prima riflessione, posto che rispetto alle disabilità, lo sport può rivelarsi uno strumento interessante in alcuni ambiti di intervento:

1. Lo sport come terapia psico-fisica: grazie ad un intervento mirato, la pratica sportiva può concedere un recupero parziale o totale di quella disabilità fisica o psichica che limita o impedisce una o più delle attività umane e di relazione;


2. Lo sport come “etoterapia”: lo sport può rappresentare un mezzo di distensione, una valvola di sfogo, uno strumento in grado di produrre un ambiente migliore, positivo, più favorevole per il vero e proprio intervento terapeutico e/o di recupero (anche a livello socio-affettivo) ) a cominciare dalla rifondazione della consapevolezza d’appartenere ad un “etosistema complesso” al quale tutti apparteniamo e nel quale la diversità è vita;

3. Lo sport e l’autostima: lo sport può aiutare il soggetto disabile, attraverso una serie di tappe ben studiate e concordate, a scoprire la propria identità ed a definirla in termini di autentica valorizzazione della stima di sé stessi.

In questa prospettiva il concetto di diversabilità pone l'obiettivo dell'integrazione del disabile, applicando logiche di ragionamento piuttosto differenti. Tale concetto, sotto il profilo scientifico e metodologico, comporta la descrizione del disabile come un soggetto abile in maniera diversa; ma diversa rispetto a cosa?

Verso un diverso approccio con la questione

Alla base del ragionamento di tanti, nei confronti dell’argomento “disabili & disabilità” persiste quella concezione della persona rozzamente autoreferenziale (lombrosiano-normocentrica) che ha bisogno di definire uguaglianze e diversità, di dire chi è migliore e peggiore, più e meno bravo, più e meno importante.
In questa ottica si pone il disabile nella categoria della diversità, che è sempre e comunque una categoria di comparazione fra persone e le disabilità nella categoria non tanto dell’analisi dei comportamenti quanto spesso nella definizione di una diagnosi purchè sia.

Ci troviamo, cioè, nell'ormai inadeguata prospettiva della valorizzazione delle differenze, che restano comunque differenze, nonostante la sequenza “conoscenze-abilità-competenze” si ponga obiettivi sostanzialmente diversi. L'attività sportiva soprattutto quella destinata ai disabili non si pone il problema della comparazione e della classifica fra le persone, ma quello della promozione della persona in sé e per sé, semplicemente per il solo fatto di esistere e di essere cittadino del mondo.

I punteggi, i risultati, le classifiche sono strumenti per consentire un processo di assimilazione e di aggiustamento secondo le età, le condizioni, i bisogni e le aspirazioni delle persone; in tal senso molto più vicino concettualmente al discorso delle competenze che delle abilità in quanto non riferito semplicemente al “compito” ma al contesto, alla relazione, alla persona che porta a termine quel determinato compito.. Ma allora non sarebbe più corretto parlare di “competenze” e non di abilità?

In questa prospettiva, lo sport non obbliga alla scoperta di una diversità delle abilità, ma conduce alla scoperta delle competenze, valorizzandole, potenziandole, esaltandole: lo sport può sostenere, può far crescere, può far scoprire se stessi come persone in possesso di una serie di competenze proprie, uniche ed irripetibili e non tanto come abili in maniera diversa.

Il cielo sopra e l’etica dentro di noi

Il problema allora non è l'integrazione, ma la disintegrazione di un certo modo di pensare e ragionare che fissa categorie umane, culturali, religiose, ideologiche, sociali, spesso alla ricerca o alla identificazione delle diversità, entro cui dobbiamo tutti più o meno entrare, anziché accettarci, apprezzarci, accoglierci semplicemente come persone.

E per richiamare la metafora iniziale, definire un negro come “di colore” o uno zingaro “nomade” non produce novità particolari rispetto alla sua non accettazione come persona, al sempre più diffuso rifiuto individuale e collettivo di accoglienza ed alla percezione negativa delle diversità che ormai pervade la società che stiamo consegnando alle future generazioni.

Ne scaturisce che, in base alle scelte etiche e valoriali prima e metodologiche poi, che occorre fare con chiarezza, devono venir fuori percorsi formativi per operatori sportivi per disabili certamente nuovi e diversi, a partire dalla condivisione davvero fondamentale del linguaggio e non solo per questioni terminologiche, ma per compiere le scelte giuste e per attivare un circuito di attività organico e strutturato, autenticamente educativo e formativo.

Allora enunciamo e proponiamo, nel pdf allegato, una serie di semplici elementi conoscitivi delle diverse problematiche che offriamo alla condivisone degli addetti ai lavori, lasciando a letture più mirate e specifiche ed agli specialisti da sempre invocati, gli approfondimenti del caso.


Fabrizio M. Pellegrini
Vice Presidente Settore Scuola ]]>
Fri, 19 Mar 2010 13:04:28 UTC
<![CDATA[ Progettare in Situazione ]]> L’amico e collega Lucio Bortolussi (Lucius per gli addetti ai lavori) dopo essere stato uno dei “peones” autori del “Nuovo Vademecum Scuola” (NVS) mette a segno uno dei suoi mirabili “tiri da tre”.

Quello che potrete leggere e scaricare in formato .pdf è infatti il Progetto EasyBasket Scuola del Comitato Regionale FIP del Friuli V.G. predisposto da Lucius che verrà proposto alle istituzioni scolastiche della Regione.

Noi del Settore crediamo di fare “cosa buona e giusta” nel socializzare le esperienze ed i progetti migliori che vengono proposti e realizzati sul territorio. E questo della FIP Friulana ci pare veramente degno d’essere conosciuto.

Siamo certi che non sarà la sola iniziativa territoriale che troverà spazio sul nuovo sito Federale del Settore GMS. E allora cosa aspettate?

Intanto rammentiamo alle strutture Federali Territoriali che dispongono ormai di tutti gli elementi, gli strumenti ed i fondi per organizzare sul proprio territorio i corsi Easy sia per i nostri Istruttori Minibasket che per gli Insegnanti della Scuola Primaria (questi ultimi sono stati inseriti nel piano nazionale di aggiornamenti ed autorizzati secondo la Direttiva n.90 MIUR-CONI).

A tale proposito ricordiamo a beneficio di tutti, che dal prossimo anno scolastico 2010-2011 il Settore GMS della FIP non riconoscerà come riconducibili al Progetto EasyBasket Federale le esperienze di Easy a Scuola che siano condotte e realizzate da educatori che non abbiano partecipato ai Corsi Easy Territoriali.


Fabrizio M. Pellegrini
Vice Presidente Settore Scuola ]]>
Fri, 12 Mar 2010 14:01:51 UTC
<![CDATA[ Correva l'anno... ]]> Correva l’anno 1974 quando a Roma, presso la Scuola Centrale dello Sport negli impianti dell’Acquacetosa, si svolgeva il primo Corso di Specializzazione in Educazione Fisica per insegnanti di ruolo, quindi in servizio. Eravamo in 800 provenienti da tutta Italia suddivisi nelle quattro sedi dell’Acquacetosa, di Tirrenia, di Formia, di Madonna di Campiglio.

Durante il corso della durata di un anno scolastico (appunto il ‘74/’75) era previsto che si conseguissero, oltre la specializzazione, due qualifiche sportive giovanili, una per le discipline di squadra e una per quelle individuali. Io scelsi di fare il corso di Minibasket e ricordo con grande affetto la figura del Tecnico Federale Prof. Adolfo Barbuti, una sorta di vulcano verbale, bolognese e figlio perciò della grande tradizione cestistica felsinea.

Finito il corso, alla consegna degli attestati e dei tesserini, la cui qualifica era quella di Insegnante di Minibasket, intervenne a nome della FIP, un consigliere federale di cui ho dimenticato il nome.

Nell’Aula Magna della Scuola Centrale dello Sport del CONI a Roma furono da costui pronunciate le seguenti parole: “ Voglio essere schietto e sincero come si addice ad un uomo di sport quale io sono. So che non è il punto di vista del nostro Presidente Federale ma in Consiglio siamo in tanti a pensarla allo stesso modo. Voglio che sappiate che per quanto mi riguarda il Minibasket sarà la tomba della Pallacanestro.” Al che seguirono momenti d’imbarazzante silenzio, appunto … di tomba !
Intanto corre l’anno scolastico 2009/2010 e non tanto sommessamente si sente mormorare sia in platea che nel loggione che “EasyBasket sarà la tomba del Minibasket!”

Ora, a parte il costo dei funerali e delle tombe, sembra che oltre un trentennio sia trascorso invano e che quelli che io chiamo “i cassamortari della pallacanestro” costituiscano una sorta di confraternita sempre attiva e che sembra tramandarsi di generazione in generazione una tendenza alla riflessione pessimistica che aldilà di uscite da “bar sport” e di una pretesa appartenenza ai puristi della “pallacanestroquellavera” non sembra avere fondamenti, riferimenti ed evidenze scientifiche.

Per noi si tratta di un parere, e come tale lo rispettiamo, così come nel 1974 il silenzio … di tomba espresse il nostro rispettoso silenzio per quell’infausta profezia che poi di fatto non ebbe a verificarsi. Eppure sono convinto che ancor oggi c’è qualcuno che è lì pronto a giurare che veramente il Minibasket è stato la tomba della Pallacanestro. Figuriamoci EasyBasket !

Alla prossima e … “Vale…vale erga omnes” come dicevano i latini.

Fabrizio M. Pellegrini
Vice Presidente Settore Scuola ]]>
Fri, 5 Mar 2010 18:50:49 UTC
<![CDATA[ 2010 – Un decennio all’insegna del sapere, saper essere, saper fare, saper far fare ]]> Seppure contrabbandata dai “nuovi esegeti” dei rapporti complessi tra insegnamenti ed apprendimenti come “un nuovo e diverso approccio alle competenze” (noto peraltro ai più avvertiti già nell’opuscolo “Formatori come e perché” edito dal CONI nel 1988) la sequenza dei “saperi” enunciati nel titolo si offre come pretesto per dare inizio ad una nuova rubrica on line che dal sito del Settore Minibasket & Scuola della Federazione, intende gettare qualche sassolino nello stagno delle “certezze chiuse” del “così è se vi pare” del “s’è fatto sempre così”.

Vuole però allo stesso tempo “fischiare fallo” nei confronti dei dilettanti allo sbaraglio in campo educativo, degli innovatori senza memoria e senza né arte né parte. Insomma di quelli che starebbero bene a parlare di sport a scuola e di minibasket in uno di quei talk show televisivi in onda su tutte le reti nei nostri pomeriggi casalinghi, magari uno dei più biechi e di parte.

Naturalmente c’è posto per tutti, per le repliche, per chi la pensa diversamente, persino per il negazionismo del Minibasket come giocosport educativo; purchè si faccia precedere o seguire il tutto da chiare, precise e fondate “evidenze scientifiche”. Sì insomma ci piace il contraddittorio ma non ci piace perdere tempo con le opinioni da “bar sport”.

Fabrizio M. Pellegrini
Vice Presidente Settore Scuola ]]>
Thu, 25 Feb 2010 18:50:59 UTC
<![CDATA[ Prende il via la rubrica di Fabrizio M. Pellegrini ]]> Cari amici della pallacanestro, di easy & minibasket, scende sul parquet da oggi una rubrica dedicata alle nostre proposte indirizzate al mondo della scuola.
Un mondo particolare, delicato, sensibile, ma anche ricettivo, attento e talvolta critico nei confronti di alcune delle proposte che le vengono dal mondo dello sport.
Noi della pallacanestro abbiamo però un vantaggio: siamo stati i primi con il minibasket a rivolgerci alla scuola dei più piccoli, ai bambini delle elementari o della primaria come si usa dire oggi che siamo in tempi di “alfabetizzazione motoria”.
E da sempre la FIP tiene assai a questo primato; c’era ancora la TV in bianco e nero quando sul secondo canale RAI nella trasmissione Teen che andava in onda nel primo pomeriggio, veniva presentato il minibasket per le scuole. Autore della trasmissione era il compianto Guerrino Gentilini; pedagogista e docente, razza pura di cultura cestistica bolognese seppure imolese di nascita.
Negli anni a seguire si sono avvicendati nella definizione dei limiti e delle potenzialità educative del minibasket a scuola tanti illustri colleghi: da Cesare Scurati a Gino Bellagamba a Giancarlo Boccardi per non parlare del grande maestro di tanti di noi, Maurizio Mondoni.
A tutti questi e a chi vorrà cliccare sul nostro link dobbiamo rispetto e rigore culturale, scientifico, etico. Dobbiamo esserne degni e perciò vogliamo affrontare il compito, parafrasando l’epitaffio posto sulla tomba di Emanuele Kant, “con il cielo stellato sopra di noi e la legge morale dentro di noi”.
E ci sarà posto e riscontro per chi vorrà intervenire, dibattere, condividere, contrapporre persino, dando voce e presenza alle diverse culture, purchè tali siano e in grado di argomentare secondo evidenze scientifiche e culturali.
Talvolta tratteremo argomenti ed enunceremo punti di vista border-line, sul filo del rasoio e la tentazione delle contaminazioni sarà spesso presente, con l’unico obiettivo di diventare migliori, di rendersi utili, di fare cultura, di testimoniare la cultura della pallacanestro.
Se avremo successo il merito sarà tutto vostro; in caso contrario ce ne assumeremo fino in fondo la responsabilità.

Da adesso in poi.

Fabrizio M. Pellegrini
Vice Presidente Settore Scuola ]]>
Thu, 25 Feb 2010 21:33:30 UTC