Gli equivoci degli addetti ai lavori
Se dal punto di vista istituzionale sussistono le incongruenze e le confusioni anche terminologiche descritte, occorre riconoscere che neppure l'approccio ed il linguaggio dei professionisti della pedagogia e dalla didattica dell'educazione motoria, fisica e sportiva riesce a far chiarezza. Anzi molto di quanto da loro detto, scritto, annunciato, pubblicato e sottoscritto, sta lì a dimostrare che si continua a promulgare epistemologie tante quante sono utili a ciascun professionista o istituzione d'appartenenza, università o federazione che sia.
I numerosi eventi letterari, scientifici ed accademici dedicati a quest'ambito mostrano come persino la terminologia che si usa per enunciare e discorrere di capacità, abilità, competenze e conoscenze, non abbia ancora raggiunto quel grado di rigore e di univocità semantici che sarebbe auspicabile.
Una delle conseguenze, ma non la sola, di questo stato di cose è che nell'ambito degli operatori che agiscono in ambedue i contesti (scolastico e sportivo), nei loro comportamenti, nelle procedure che seguono, nelle programmazioni, nelle descrizioni delle azioni metodologico-didattiche, nei processi di valutazione e di certificazione dei percorsi d'apprendimento degli allievi, si proiettano spesso le indeterminatezze, gli equivoci, le confusioni che essi stessi si trascinano dietro dai tempi della loro formazione e che magari sono state confermate nell'ultimo aggiornamento istituzionale, riproducendo “enne volte” il clima d'indeterminatezza e di confusione anche semantica acquisite dai sacri testi di riferimento.
A titolo d'esempio sul piano operativo, in ambedue i contesti, ci si trova talvolta difronte a tentativi maldestri di definizione di griglie di osservazione e di descrittori che non tengono conto della distinzione esistente tra modalità e descrittori da predisporre per la valutazione di capacità motorie e modalità e descrittori per la valutazione delle abilità motorie.
E ciò a partire dalla distinzione, già accennata e squisitamente scientifica, secondo cui le capacità si sviluppano mentre le abilità si apprendono, che i descrittori servono per identificare e distinguere le capacità o le abilità e, infine, che gli indicatori e le modalità di osservazione, e valutazione delle capacità o delle abilità sono differenti.
Dalla capacità alle capacità motorie
In ambito psicologico la capacità è assimilata all'attitudine, vale a dire a qualcosa di naturalmente personale che, se non esercitato non si sviluppa, ma che comunque c'è e ci caratterizza in forma unica e irripetibile.
Sul piano pedagogico ne consegue che si possono far sviluppare le capacità che potenzialmente si poseggono solo creando le condizioni affinche ciascuno le realizzi e le personalizzi al meglio.
Sempre sul piano pedagogico occorre riconoscere che a ciascuno và attribuito il possesso di tutte le potenzialità proprie della persona, dell'uomo e della sua specie, senza distinzioni alcune. E' quindi compito dell'intervento educativo rivolto a tutti ed a ciascuno, valorizzare, evidenziare, sviluppare forme e livelli delle capacità di ciascuno.
Occorre essere consapevoli del fatto che lo sviluppo di una determinata capacità in una persona non è mai isolata da altre capacità e che le capacità sono per così dire trasversali e che si manifestano in numerose situazioni sotto forma di abilità prima e di competenze poi.
Se si ha in mente un processo educativo, non basta affermare che ci si deve impegnare per favorire il massimo livello di sviluppo delle capacità di ciascuno. Sul piano pedagogico occorre dichiarare quali sono le capacità che, in un determinato ambito educativo, meritano d'essere sviluppate al meglio.
Affinchè l'azione pedagogica sia efficace, le capacità motorie indispensabili ai fini dell'educazione motoria, fisica e sportiva si devono formulare chiaramente, senza equivoci e non in maniera generica, confusa, approssimativa.
A questa operazione deve seguirne un'altra indispensabile ai fini dell'azione didattica, cioè quella di tradurre il manifestarsi delle capacità motorie in comportamenti, azioni, prestazioni osservabili, misurabili, valutabili.
Ciò consente di sfuggire all'approssimazione delle genericità e di definire schemi d'azione, comportamenti, procedure che tutti possono osservare, misurare, controllare e che tutti concordano nel considerare indicatori concreti, univoci e scpecifici del manifestarsi o meno di quella capacità in quella specifica sistuazione di quella attività o di quello sport.
Si può affermare che quanto sin qui enunciato sia una sorta di analisi logica ed operativa dello sviluppo delle capacità motorie di ciascuno, necessaria all'azione ducativa ed alla progettualità didattica. Occorre però evitare due rischi sempre in agguato che renderebbero l'operazione inefficace sul piano didattico ed inaccettabile su quello pedagogico.
Il primo è costituito dal fatto che a forza di analizzare le capacità motorie sul piano logico e di tradurle in comportamenti osservabili e misurabili si finisce per conferire alle capacità stesse una sostanza autonoma e non a considerarle, quale in effetti sono, attributi della persona che le manifesta.
Le capacità sono in quanto c'è una persona che le manifesta ed in questo senso non esistono in astratto ma in quanto c'è una persona, unica ed irripetibile che in concreto è capace di fare questa o quella cosa.
Allora l'azione educativo-didattica non può realizzarsi presupponendo che ci si riferisca a capacità uguali per tutti, perciò tanto universali quanto astratte. Occore invece sempre riferirsi ad una persona, ad un allievo, ad un alunno da osservare e valutare in una determinata situazione e non è detto che modi ed indicatori che vengono utilizzati per un allievo, valgano per un altro o, peggio ancora, per tutti gli allievi di quel gruppo.
Il secondo, sempre connesso all'analisi logica ed operativa delle capacità motorie, è costituito dalla tendenza a voler considerare ogni capacità separata dalle altre che, in sostanza, significa ancora una volta considerare una capacità, estrapolarla dalla persona che la manifesta ed osservarla e valutarla secondo modi ed indicatori operativi indipendentemente da tutto il contesto educativo ed esperenziale della persona e persino, purtroppo, indipendentemente dal modello di prestazione della disciplina sportiva praticata.
Da qui numerosi programmi educativi o testi dedicati ad esempio allo sviluppo di una capacità soltanto, dai 1000 esercizi per l'equilibrio, ai 100 modi di allenare la forza, per intendersi, che si possono iscrivere tranquillamente nel novero delle esercitazioni letterarie o meglio delle operazioni editorriali commerciali.
Conclusioni … provvisorie
A scanso di equivoci chiarisco che non appartengo a coloro i quali ritengono che per conoscere un qualcosa sia sufficiente enunciarne la definizione. Anzi. Tuttavia non appartengo neppure a coloro per i quali il fare una qualcosa sia condizione sufficiente perche questa cosa corrisponda comunque alla cosa giusta da fare.
Voglio dire che non guasterebbe conoscere a partire dalla sua definizione un qualcosa, specialmente se poi dobbiamo insegnarla a dei bambini.
A questo proposito mi piace terminare con un pensiero che quel grande maestro che risponde al nome di Umberto Eco, dedica ai bambini che imparano qualcosa.
“Una stagionata credenza vuole che le cose si conoscano attraverso la loro definizione. Un bambino, per imparare a conoscere il mondo, ha due vie: una è quella che si chiama apprendimento per ostensione, nel senso che il piccolo chiede che cosa sia un cane e la mamma gliene mostra uno (è poi un fatto miracoloso che al bambino sia stato mostrato un bassotto e il giorno dopo sappia definire come cane anche un levriero).
Il secondo modo non è quello d’imparare la definizione, del tipo “ il cane è un mammifero dei placentalia, carnivoro, fissipede e canide' (immaginiamoci cosa se ne fa il bambino di questa definizione peraltro tassonomicamente corretta), ma dovrebbe essere in qualche modo il ricordarsi di un’azione, di un’esperienza, del tipo: "Ti ricordi quel giorno che siamo andati nel giardino della nonna e c'era un animale così e così. Bene, quello era un cane ".
Ecco, allora se non fosse ancora chiaro, nei corsi, nei clinic, nella formazione, nelle iniziative di aggiornamento questo è il senso che intendiamo dare all’alternanza tra teoria e prassi. Certo che il compito e l’impegno di chi ha la responsabilità d’insegnare qualcosa a qualcuno è proprio quello della coerenza tra modello teorico e prassico.
Ma a pensarci bene non è lo stesso impegno di chi sul campo, da istruttore di minibasket o da allenatore di pallacanestro, si rivolge ai propri allievi, piccoli o grandi che siano ? E siamo proprio sicuri che il nostro dire, visto che in campo parliamo e spesso tanto, corrisponda sempre e comunque al nostro fare ? Che alla nostra capacità di enunciare corrispondano le capacità d’insegnare e di allenare, ovvero che ciò che insegnamo ed alleniamo corrisponda realmente a quello che abbiamo dichiarato ? E se fosse proprio questa tanto auspicata e ricercata corrispondenza tra teoria e prassi, la vera “competenza delle competenze” ?
Dopo questi interrogativi è ovvio che la faccenda si complica e che sicuramente, almeno per me, non finisce qui !
Bibliografia minima
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Fabrizio M. Pellegrini
Vicepresidente Settore Scuola
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